mercoledì 29 luglio 2009

Le fresche ostriche del Marinaio

Il 28 luglio è stato il compleanno di mia zia Bruna (non è una vera zia, ma è la migliore amica di mia mamma che non ha sorelle, e per me come una zia), che è già stata protagonista di un post sul pranzetto per due a base di ortiche. E così Bruna mi ha invitata al ristorante "Il Marinaio" in via Toscana 163...dopo San Ruffillo....lungo via Toscana..., dopo il cinema Smeraldo... subito dopo il ponte immediatamente sulla destra.
Quando sono arrivata mi ha subito suggerito aria di mare. Certo che il logo, con timone, bussola e ancora aiuta. E poi mi son molto piaciuti i fiori da una parte e dall'altra rispetto l'entrata.
Il Marinaio è composto dalla sala interna e dalla veranda, dove siamo stati accompagnati. Estremo angolo in fondo a destra...piante e alberi a ossigenarci...per un po' una vespa che ronzava attorno alle ostriche...vabbè, una gourmet, non c'è che dire.
Per chi cerca un buon ristorante di pesce a Bologna, questo mi sento di segnalarlo. Amando poi gli antipasti di mare mi ritengo soddisfatta per quel che ho mangiato. Ottime le acciughe ripiegate su se stesse con ripieno di pan grattato, uovo e prezzemolo. Ne avrei mangiate di più. In verità per tre persone ne hanno servite tre. Buoni i bianchetti in pastella che però avrei dimezzato per lasciare più spazio alle acciughe. E buono il polipo, cotto croccante. Come secondo ho preso gli spiedini di seppie e gamberi. Gamberi ok e seppie meno, ma forse la prossima volta spazierei su altro. Il primo di risotto di mare buono. Ma forse, dopo tutti gli antipasti (non avrei messo il salmone e l'avrei sostituito con qualche altra specialità in odor di Napoli.... la gestione è di lì da nove anni) ero già un po' al capolinea. Ah, il tutto è stato accompagnato da un Pignoletto dei colli bolognesi e infine l'orario: la cucina è aperta fino alle 11,30 di sera...non male!












lunedì 27 luglio 2009

Vito Cataffo apre Passion a Bologna//non esiste più


Qualche tempo fa, per email, mi è arrivato un comunicato stampa che annunciava l'inaugurazione a Bologna di "Passion". La cosa che mi colpì subito è che si trattava di un ristorante di cucina inglese! Io adoro l'Inghilterra...che poi la mia Inghilterra si limita a Londra...Brighton...ecco, basta. A dir la verità non sono una gran mangiatrice di cose british, perché, come tutti dicono, quando sei in una città come Londra pensi a tutto fuorché al cibo inglese. Però ci sono dei piatti assolutamente irresistibili con i quali posso dire di essere cresciuta visto che da quando avevo 10 anni e fino ai 19, ogni estate andavo in trasferta a Londra dai miei zii. E per di più, dai 14 ai 17 anni ho anche lavorato come cameriera al ristorante dove mia zia faceva la direttrice di sala. Si chiamava Chandos, era di fronte alle poste di Trafalgar Square e io impazzivo per la jacket potato e il salmone affumicato con il coleslow (cavolo bianco croccante con la maionese, quello che mi preparava la zia). Tutte le cose con la carne non le amavo un gran che. E quando invece andavo in giro mi rimpinzavo di fish and chips. Ecco, il pesce con le patatine. Vero finger food. Cibo di strada di sua Maestà. Mangiato con le mani, seduta nel parco, camminando. Un gusto unico ed evocativo che solo a parlarne mi viene nostalgìa.
Insomma, quando ho letto che facevano il fish and chips mi è scattata la voglia matta, anche se ci ho messo circa tre settimane prima di metterci piede. A pranzo. Un pranzo con l'amica Silvia detta Sista, per darle il suo regalo di compleanno. Anche lei ama Londra e le cose british, era il posto ideale. E morivamo dalla curiosità.
Il giorno che siamo andate siamo state, dall'una e mezza alle due e mezza, le uniche clienti. Tutto il locale per noi e il cameriere a nostra completa disposizione.
Di più.
C'era anche Mr. Vito, il proprietario. Italo-inglese, di cognome fa Cataffo, è cresciuto nel sud dell'Inghilterra e negli anni Settanta si è trasferito nel Lincolnshire (nord est) che si affaccia a est sul Mar del Nord e a sud est confina con il Norfolk. E ha dato i natali alla signora Thatcher. Mr. Vito è venuto anche al nostro tavolo a chiederci se ci piaceva il fish and chips che abbiamo ordinato e alla fine ci ha offerto il limoncello.
Insomma, tornata a casa faccio un po' di ricerca e scopro che lui ha fatto fortuna con due locali, Gino's e Zucchini's, proponendo cucina italiana. E in Italia ha scelto Bologna per aprire la sua sfida inglese vs l'Italia. Non solo. Di questa impresa, della ricerca estenuante della location, della scelta della materia prima, ha fatto una serie televisiva che andrà in onda a fine agosto, pare, su Channel 4.
British food with an Italian twist è il suo motto. E solo materia prima inglese sui suoi tavoli in legno scuro di questo Passion tutto giallo (il bagno al piano interrato è stato un tuffo al cuore...era proprio come la toilet di molti pub inglesi, non so come han fatto a ricrearla e, non che ami le toilet, ma questa risvegliava ricordi) che alle pareti è pieno di poster di film famosi. Beef e salsicce dalla sua contea, formaggio dal Devon e dalla Cornovaglia.
Il signor Vito, alla mia domanda sul perché proprio Bologna per questa sfida, ha risposto che Bologna è una delle capitali italiane del cibo. Che abbia lui il giusto punto di vista sulla città? Rispetto a noi che la vediamo stanca e con una qualità piuttosto bassa?
E ora passo al cibo.
Con Silvia abbiamo scelto smoked salmon (buono buono) con rucola e pomodorini pachino dolcissimi (italian twist). E poi il tanto sognato fish and chips servito in piatto. Filetto di merluzzo fritto eccellentemente, patate buone (non surgelate ma fresche) ma cottura non perfetta per tutte, qualche pisellino. E a parte pane stile francese a fette con burro (non salato però! peccato). Salmone diviso in due, fish and chips (15 euro) idem (le porzioni sono abbondanti) , un litro d'acqua, spesa totale 13 euro. Non si paga il coperto, si può lasciare la mancia. E quando esci dal Passion, diviso in due sale (prima qui, via Galliera 42/b, c'era l'Osteria del Pesce Rosso, della famiglia del Rosso di via Righi) ti lasciano una tessera: ogni volta che tornerai avrai 5 euro di sconto.
Nel menu trovate tanti piatti della tradizione inglese: Cottage Pie, Kidney Pie, Apple Crumble and so on!





mercoledì 22 luglio 2009

Come i fichi diventano muffin


Sabato pomeriggio sono andata in campagna, a Varignana, non lontano da Bologna. Seguendo la via Emilia, ad un certo punto a destra. Ho colto al volo l'invito di Franco e Stefania (ve li ricordate? quelli dei carciofini...) e sono andata a trovarli nella casa di campagna, circondata da terra e natura...quasi del tutto commestibile! Nel prossimo post pubblicherò le foto della gita tra le meraviglie della campagna. In questo periodo sono particolarmente sensibile al soggetto e desidero fortemente un orto!!! Mentre aspetto di cogliere il primo peperoncino dal terrazzo, che quasi ci siamo, mi diletto con gli orti altrui.
Insomma, la gita dagli amici di Varignana mi ha regalato tanti bei fichi che in parte ho mangiato e in parte....non avendo la forza di mettermi a fare una buona (???) marmellata), stamattina, aprendo il frigo e coi fichi rimasti che mi ricordavano della loro esistenza, prima di scappare alla conferenza stampa di turno, li ho acchiappati e trasformati in MUFFIN! Tra i miei dolci favoriti.... La forma non è la meglio che ho ottenuto nella mia carriera...ma davvero, trafelata tra i preparativi per uscire, e la ricerca degli ingredienti e l'impazienza di vederli pronti...ho messo troppo composto negli stampini al silicone e si sono troppo gonfiati e poi sono un po' ricaduti....ma sono eccellenti!!!! Nell'impasto ho messo anche semi di girasole...che tra le tante cose mi sto molto documentando sulla cucina naturale...e mi sto rendendo conto di assomigliare sempre di più alla mia mamma...una gastronoma all'avanguardia!



Muffin ai fichi e semi di girasole
x 10 dolcetti
8 fichi
120 grammi di zucchero
2 uova intere
80 grammi di burro
250 grammi di farina
1 bustina di lievito
forno 170
in forno per 35 minuti...dipende molto dal vostro forno!

Tirare il burro (l'ho fatto un po' sciogliere sul fuoco) con lo zucchero, aggiungere le uova, poi la farina già mescolata con il lievito. Mescolare il tutto. Aggiungere i fichi precedentemente sbucciati e resi una bella pappina. incorporare anche i semini.
Si mangia!!!

martedì 21 luglio 2009

Dalla terra alla tavola: gli orti del Pilastro

bouquet edibile

La signora arriva un po' trafelata verso il cancello e mi chiede: avrebbe del prezzemolo da darmi? Mi piacerebbe molto dirle di sì, io. Ma sono solo un'ospite nei meravigliosi orti dei pensionati del Pilastro, vicinato storico di Bologna nel quartiere San Donato. Qui ci sono tutti questi orti pieni di primizie, che per molte famiglie significano sussistenza. E per molti pensionati un motivo di felice esistenza quando la professione ti ha lasciato "solo" tempo libero. Coltivare l'orto è un'occupazione che dà soddisfazione e frutti tangibili. La scorsa primavera si è parlato molto in città, di dare orti anche ai più giovani. Attualmente, infatti, puoi avere un po' di terra solo se hai compiuto 65 anni. Però qui al Pilastro ci sono anche alcuni orti speciali: quelli delle donne migranti, che coltivano erbe aromatiche e vegetali dei loro paesi. C'è l'appezzamento di una famiglia del Bangladesh che ha tirato su zucchine giganti. C'è l'orto di Lella, una signora molto in gamba che lavora con l'associazione Anassim, che porta avanti i progetti di queste donne. Lella ha tantissima menta palestinese lasciata in regalo da un amico tornato al suo paese.
Ogni orto ha una storia qui al Pilastro. Per me, questa visita, è stata un'esperienza mistica. Stare a contatto per due ore con le bellezze di questi giardini commestibili mi ha riempito di gioia. Ed è stato un privilegio essere introdotta in questo mondo dove spira anche parecchia gelosia.... i signori se lo tengono ben stretto questo tesoro. Ecco la mia gita nel Eden Edibile con Lella, Paola e Alessandra, anche lei di Anassim. Di fronte a me il Virgolone, il complesso di palazzoni che per primi hanno parlato di integrazione qui in città.

zucchine giganti dal Bangladesh

pomodori appena colti


non ricordo!!!

umarell al lavoro nell'orto
l'entrata all'orto di via Salgari


erbetta dal fusto rosso

radice di finocchio


rapa



umarell in bicicletta


lavanda


fiori di zucca


basilico rosso

umarell=pensionato in gergo bolognese

fiore di alchermes

l'umarell che ama i fiori

veduta dall'orto del Virgolone

venerdì 17 luglio 2009

Bolognina come Honolulu, basta un drink?


E' forse il pomeriggio più torrido dell'estate fino ad ora. Non penso di dire nulla di nuovo. E allora sto zitta e vi lancio questo drink che per un attimo mi fa sentire come se fossi con una collana di fiori e il gonnellino di paglia al mio sbarco ad Honolulu....dimenticavo il chitarrino hawaiano....
Qualche giorno fa sono andata con l'amica chef Monica (di casa Monica...ne parleremo più avanti) a fare lunch semiserio da Gamberini. Semiserio perché abbiam pranzato a tartinette mini ma gustosissime! L'estate è anche questo...e come bevanda un ginger ale on the rocks con una mora, un lampone una fettina di mela e menta! Ispirata da quella che è divenuta la mia bevanda dell'estate e che appena trovo il ginger ale mi faccio a dosi massiccissime (anche ieri alla conferenza stampa del festival delle Arti di Andrea Mingardi, in questo locale che si chiama Noise a Castel Maggiore ho chiesto ginger ale con menta, destando orrore e curiosità negli ospiti circostanti, ma il barista ha provveduto)...dicevo...ecco, ispirata oggi, con solo schweppes a portata di mano e frutti di bosco nel surgelatore, più albicocca e lime nel frigo, mi son fatta questo drink eccellente. E ho sognato!

Bolognina come Honolulu

6 cubetti di ghiaccio
qualche ribes, qualche mora, qualche lampone riportati a temperatura ambiente
menta
un'albicocca
schweppes
lime


Prendere il bicchiere da cocktail ma anche coppa da vino rossa bella grande, mettere ghiaccio, tagliare l'albicocca, aggiungere i frutti di bosco, la menta e versare sopra la schweppes bella fredda. Improvvisamente i frutti rilasceranno un po' di liquido rosso e il vostro drink sarà esoticissimo!!! Far cadere dentro il lime e bere....FRRRRR

lunedì 13 luglio 2009

Camera a Sud, nel mondo in salotto


E' sufficiente una luce estiva delle 16, una strada del ghetto ebraico che sembra una piccola piazza, qualche tavolino colorato e retrò e una gestione rilassata ma efficiente. E ti senti un po' a Barcellona. In quelle belle piazze del quartiere gotico ma in verità un po' ovunque, dove qualche tavolo e sedie all'aperto invitano il viandante a farsi un bel caffè in una giornata baciata magari dalla brezza. Questa è Camera a Sud, in via Valdonica 5. Un posto fuori dai canoni bolognesi. Un salotto del mondo dove puoi sostare anche a bere una bibita o un caffè shakerato, per ore. E nessuno ti dirà di andare. Una meraviglia, pensando alla scortesia che sosta sempre più spesso nei locali bolognesi.
Per il momento al Camera a Sud ci ho bevuto un caffè con alcuni amici un pomeriggio infrasettimale. Non ci caffè speciali...cioè niente estivo, niente macchiati allo zabaione e così via. Magari per quello continuo con Terzi oppure più avanti verranno anche qui. Ma si stava una meraviglia. Anche dentro dove l'arredamento è tutto vintage-di recupero e l'atmosfera è decisamente "cosy", confortevole. Molto casalinga e allo stesso tempo internazionale.
Il sabato apre alle 18 e si cena, ma durante la settimana si pranza anche con l'apertura dalle 12. Inoltre vengono organizzate cene a tema, cene noir, ma ancora devo sperimentare. Questo mi ha raccontato il simpatico gestore.




domenica 12 luglio 2009

Pantesca remix, ricordi d'estate



Momento di nostalgìa. Grande voglia di mare che chissà quando vedrò. Ogni domenica penso che mi piacerebbe anche solo sentire un po' della brezza di Marina di Ravenna (sì, non ho grandi pretese, non avendo la possibilità di solcare oceani) per andare a trovare la mia cara amica Alessandra del Donna Rosa, ma poi le previsioni traffico mi scoraggiano. E così si resta in città, dove peraltro stamane si sta molto bene. E insomma, la casa di famiglia di Pantelleria è già animata da tutta la combriccola di genitori e fratelli. Manco solo io. Ma per il momento non se ne parla e così, dopo una telefonata con la mia mamma che mi racconta dei piatti che cucina tutti i giorni cercando di tenere a dieta il mio papà mangione, mi lascio trasportare dal ricordo. E di quando mia mamma per la prima volta mi preparò l'insalata pantesca. Un contrasto di sapori stupendo. Bene, in questo momento in casa non ho olive nere. Non ho patate. Però ho un ottimo tonno, ho il porro che sostituirà la cipolla di Tropea e ho...un sacco da 500 grammi di capperi al sale marino della cooperativa agricola produttori capperi di Scauri che, come da tradizione, ho comprato l'anno scorso, l'ultimo giorno di vacanza nell'isola del vento. Inoltre, tra i vari regali di compleanno, oltre alla già presentata padellina per fare le frittatine a forma di fiore, ho ricevuto da Giorgia un'insalatiera in melamina dalla fantasia variopinta e 6 ciotoline che ho subito voluto sfruttare per la mia pantesca monoporzione. Beh, l'insalata pantesca necessita di alcuni ingredienti che mi mancano, ma soprattutto del cappero delicatamente vanigliato. E quello ce l'ho. E così mi rimixo la pantesca. Con aggiunta di sale rosa grattuggiato al momento...è stato il regalo di Paola. Grazie amiche.
E grazie a Freddy che mi ha realizzato il nuovo freschissimo logo. Spero vi piaccia.

Pantesca remix
per una persona
Due fette di melone
10 anellini di porro tagliati finemente
tre piccoli tranci di tonno sott'olio
foglie a piacere di radicchio rosso e scarola chiffonade
qualche foglia di rucola (io ho messo quella del mio orticello da terrazzo che è mini)
4 pomodorini pachino tagliati in quattro
una decina di capperi

condimento tipo citronette
olio extravergine, lime, aceto balsamico, coriandolo macinato e sale marino dell'Himalaia in forma di cristallo grattato al momento. Si mescola il tutto con una frusta, si ottiene un'emulsione e si condisce l'insalata.


giovedì 9 luglio 2009

La crema con bacche di vaniglia in S. Stefano

Un portico molto bello di Bologna è quello che custodisce la Cremeria Santo Stefano. Così chiamata dal nome della via su cui questa porzione di portico vive.
Complici un pomeriggio estivo, la luce delle sei del pomeriggio che quando c'è il sole è un desiderio che si avvera, insomma, per farla breve, passavo di lì e non ho potuto fare a meno di fermarmi. Come già era successo altre volte. E dopo aver fatto un po' di assaggi posso dire che, dal punto di vista gelatifero e d'atmosfera, questa cremeria entra nella top 5 delle mie gelaterie bolognesi.
Gusti semplici ma creativi. Nulla di stupefacente, tutto di buono.
I miei preferiti: la crema delle sette chiese (come quelle di piazza santo stefano che lì vicino sorgono) e il cioccolato del Baraccano, dove c'è la sede del quartiere S. Stefano. Insomma, gusti di quartiere...è davvero un gran piacere. Mi hanno allietata anche il budino di Provenza, ovvero pralinato di mandorle e nocciole e la crema delle zitelle...mascarpone e pinoli pisani...
E' strano, sarà che il colore predominante della cremeria è appunto il color crema...ma son diventata una fanatica di questo gusto...riveduto...ripensato...rimangiato infinite e infinite volte!
Inoltre: per gli appassionati di gelateria, qui vendono anche cose bellissime e ornamentali per le vostre passioni golose! Aperto tutti i giorni.

mercoledì 8 luglio 2009

Mini fiori di frittata ai piselli, curry e parmigiano

Spesso sono gli utensili a suggerire l'idea per una ricetta. E così è stato per queste frittatine che mettono insieme oriente e occidente e si sposano in una mini-padella per uova e pancakes che Stefania mi ha regalato per il mio compleanno. Acquistata a Cannes in un negozio delle meraviglie chiamato Misstinguett, e specializzato in design, oggettistica, complementi d'arredo sia vintage che contemporanei, è arrivata dritta nella mia cucina e sui miei fornelli. Gli oggetti per cucinare sono senz'altro una delle cose che più mi appassiona. Sono giochi, lo ammetto. Qualcosa che ti fa tornare bambina e insomma, ce n'è sempre bisogno!
Ecco così che rimirando la padellina mi è venuta in mente questa ricett-ina.

Mini fiori di frittate con piselli, curry e parmigiano
x 5 frittatine

Ingredienti
2 uova
una manciata di piselli
un cucchiaino di sale
curry in polvere mezzo cucchiaino
due cucchiai di parmigiano
tre macinate di pepe giamaicano
erba cipollina

Come si fa
mescolare tutto avendo fatto saltare nel padellino precedentemente i piselli che così si scottano. Versare due cucchiai di composto nel padellino unto con un po' di burro che così quando la frittatina si gira si stacca, far cuocere sopra e sotto, girandola sul coperchio, la frittatina. servire.




martedì 7 luglio 2009

Ricostruzioni e altri giochi alla Francescana

Qualche giorno fa ho ricevuto un regalo molto gradito, per un'occasione speciale. Diciamolo con sincerità: un invito è sempre bello. Ma un invito all'Osteria Francescana di Modena, dal più controverso degli italici chef Massimo Bottura, è un regalo. A cominciare da quel che costa: due primi, due secondi, due dolci, una bottiglia di vino ottimo rapporto qualità/prezzo (30 euro), aperitivo Anna Clementi, servizio e coperto, circa 300 euro. Meno di una camera in affitto nel centro di Bologna, più di un trimestre di riscaldamento autonomo nello stesso appartamento con la camera per studenti.
Ma lasciando i conteggi che inevitabilmente si è portati a fare quando si spende così per una cena, passiamo alla cena stessa. Molto divertente. Molto rilassante. Molto buona. Molto curiosa. Molto semplice.
Vorrei proprio partire dal servizio: a questa serata mi sono preparata con un po' di idee in testa. Frutto di esperienze passate in ristoranti di alto rango. Allora... c'è quello dove la formalità ti esce dalle orecchie e l'appellativo gastronomico pare esserci solo se ci sono i guanti bianchi. Poi c'è quello di troppo sfarzo che ti mette subito a tuo disagio. E infine quello dove puoi fare quello che vuoi. E' un po' come stare nel salotto di casa. E se fotografi non ti dicono nulla. O se fai cose come se fossi a casa tua, ti aggiri per visitarlo...adotti modi di mangiare nn proprio consoni. Con la tua forchetta vai a ravanare nel piatto del tuo partner di tavola. Anzi, a proposito delle foto, so benissimo che non sono il massimo...ma proprio non mi ero preparata. E nemmeno volevo fare come quelli di striscia con la telecamera nascosta eo la macchina fotografica ad altissima qualità incorporata nell'indice. Insomma, avevo una compattina digitale, la luce era soffusa e così queste son le foto. L'ho chiesto al cameriere il permesso (uno che aveva sempre il sorriso sulle labbra e che a volte mentre parlava ti dava l'idea di divertirsi un mondo, direi naturalmente) e lui mi ha risposto:ma certamente! Mi sono anche chiesta: non sarà stato, per caso, perché il grande chef Bottura quella sera non c'era...perso nella sua missione strapremiata alle Identità Golose di Londra?
E così passiamo alla cena. Cominciata con un Franciacorta Cuvéè Anna Maria Clementi 2001 Ca' à del Bosco, che mi ha letteralmente inebriata. Un retrogusto tabaccoso eccezionale. A me almeno piace molto come sapore, a cominciare dal te Lapsang Suchong...che forse non c'entra nulla, ma a me l'ha fatto venire in mente. La lista dei vini della Francescana è come una dispensa universitaria e scegliere un vino, se non si è degli espertissimi, può essere molto impegnativo e anche imbarazzante. Quindi, la cosa migliore, è farsi guidare dal buon senso. Io adoro i bianchi (e anche i rossi del trentino). Gewuerztraminer è un classico per il mio palato. Per di più mangiavamo soprattutto pesce e insomma...Gewuerztraminer Colterenzio, molto aromatico e speziato...ce la siamo cavati alla grande.
Il menu e le nostre scelte
Ho toccato con mano il fatto che la Francescana propone una cucina del territorio (e siamo a Modena e quindi in Emilia) con preferenza di sperimentazione sulla carne. Il menu degustazione ad esempio è un insieme di giocosità a base di carne e carne e qualche verdura. E io che sono vegetariana, cioè mangio pesce e verdure e formaggi, ho dovuto schivare il croccantino di foie gras naturalmente, che non avrei comunque assaggiato, o anche il "ricordo di un panino di mortadella". Ma avrei preso delle altre cose di quel menu...ma vabbè, ci siamo divertiti assaggiando altro. Cose forse più tradizionali e creative al tempo stesso, per quel che può essere tradizionale un piatto di spaghetti allo scoglio dove, grazie a un'emulsione ti sembra di avere in bocca tutto uno scoglio intero...che invece non c'è. O un gioco sulla memoria della liquerizia con biscotti sablè che ti frizzano in bocca come le caramelle frizzine della nostra infanzia e ti fanno scoppiare in una risata emozionata. O ancora una "mineralità", sequenza di pesce su salsa di cetriolo: gamberi, ostriche Sinclair, dentice cotto con cottura tataki (una tecnica molto diffusa in Giappone: si scotta il pesce in padella a fuoco vivo per non far disperdere i succhi durante la cottura. Si immerge la carne del pesce nel ghiaccio per fermarne la cottura e facilitare così l'eliminazione di eccesso di grasso) e linguette di rapa rossa e topinambur che si sciolgono in bocca come quelle chewingum di nuova generazione che appena le appoggi sulla lingua si squagliano. Il primo scelto da me è stato uno spaghetto in succo di gamberi attorniato da gel di canocchia e scampi grigliati. Piuttosto tradizionale, direi. Come il dolce, che mi ha molto intrigata: la mitica torta Barozzi. Però tutta ricostruita in forma di mousse, torta, gelato, grissino e aria al caffè. Con amarene e ciliegie di Vignola. Anche perché la ricetta originale è top secret e una ricostruzione mi sembra l'atto più meraviglioso che si possa fare. Ricordandosi e ricreandone i sapori. Gulp! Ah, dimenticavo l'antipastino offerto: un'aula in carpione, ovvero una tempura calda in forma di cialda che trattiene due aule e una crema di aceto di vino, cipolla ed erbette. Non sai esattamente cosa stai mangiando e quindi te lo devi far spiegare. Ma il gioco sta proprio lì. Imparare, sorprendersi, farsi domande e farne tantissime ai camerieri. Un nuovo gioco di società, quello di giocar col cibo guadagnando grande autorevolezza, che mi piace molto e da un certo punto di vista, forse tutti potrebbero provare in casa. Studiando moltissimo, naturalmente. Perché qui la tecnica, unita alle materie prima di qualità e alla fantasia, sono la formula magica.
Grazie per l'invito....