E' arrivata la Stick House!

Evviva il nuovo rito dello stecco! Sarà così, non c'è dubbio, per tutta l'estate. Perché è un "format" commerciale nuovo che arriva in città, perché sa di tempi passati e consumati con un gelatino sulla sabbia, perché è veloce e si può consumare camminando.
Eppoi quelle granelle sono irresistibili.

A Bologna è arrivata la Stick House , che fa il verso alla Steack House ma preferisce maneggiar latte, panna, frutta e acqua piuttosto che bistecche. E' atterrata in via Orefici 11/a dove un tempo, se non ricordo male, c'era un negozio di caramelle. E ha deciso per Bologna dopo aver aperto nelle Filippine, a Dubai, in Arabia Saudita, in Siria, in Israele e in alcune città italiane.

Ricordo qualche anno fa quando alcune gelaterie iniziarono a rimettere sulla piazza i ghiaccioli sfusi. Chi li aveva mai visti? Io ero cresciuta col ghiacciolo confezionato e quindi non avevo mai assaggiato varianti all'anice, alla banana, alla mela. E' stato amore a prima vista e naturalmente questo nuovo punto dedicato ai gelati con lo stecco non poteva che conquistarmi. Dopo esserci passata davanti qualche giorno, ma essendo ancora un po' fresco, ieri con un caldo convincente, sono partita alla volta. Stecco al caffè con granella di caffè e nocciole.
Mentre sceglievo il mio gusto, notavo però che le varianti sono ancora poche. Io eviterei ton su son e mischierei. Perché ad esempio non fare cioccolato con granella di pistacchio. O caffè con granella di cocco. Certo, puntare sul classico -pistacchio su pistacchio o caffè su caffè- è molto più sicuro, ma proporrei anche qualche accostamento meno sicuro.

Tra gli ingredienti utilizzati leggo:
Inulina
Semi di carruba
Albume d'uovo
Caseinato di sodio
Destrosio
Saccarosio
Fruttosio
Cioccolato fondente

Commenti

  1. oddio che golosità!!! Ci andrò di certo! poi ti faccio sapere hihi :P

    RispondiElimina
  2. Bene bene, sono sempre contenta quando posti sulle novita' bolognesi. Grazie

    RispondiElimina
  3. ciao B, innaznzi tutto volevo ringraziarti per le due lezioni del corso di scrittura creativa, per la passione e l'entusiasmo che hai saputo trasmettere.Spero di riuscire a scovare in futuro qualche altro corso tenuto da te. Ti scrivo questo post come ripromessa di lasciarti una riceta di un particolare dolce dolce tipico della mia terra di origine, questo dolce viene designato con il nome nacatola; è un dolce che più o meno tutte le donne della mia terra spaevano fare, però ricordo la particolarità delle nacatole che faceva mia nonna aggiungendo degli ingradientiparticolari che rendevano i suoi biscotti, dalle forme intrecciate ma non solo, più soffici e friabili. Io non ho viaggiato molto e di solito quando viaggio non sono il tipo che va alla ricerca del ristorante tipico del luogo, diciamo che se esiste un piatto tipico, non sono le guide turistiche a condurmi ad assaggiarlo ma il suo profumo che si espande, attraendomi, per le vie; a proposito ricordo che da bambino suonavo nella banda musicale del mio paese, durante o vari giri neipaesei in festa dove andavamo a suonare, capitava di attraversare, al ritmo di una marcia militare o di un inno religioso, qualche viuzza stretta che condensava alle note l'odore del sugo che la padrona di casa sin dal primo mattino si accingeva a preparare per il pranzo con la sua numerosa famiglia, dopo la processione, e in quel giorno di festa magari capitava di avere a pranzo anche qualche musicista.

    RispondiElimina
  4. Capisco bene che certi cibi come certi luoghi spesso diventano ancoraggio solo della memoria, materiale per inscenare sul loro sfondo i nostri sogni di nostalgia, al di fuori di questo, come qualche poeta prima di me ebbe a notare, spesso non sono altro che materia indifferente, e quella pietra, quel sapore non ha alcun significato se non per cheè vissuto in quei luoghi a contatto con certi certi sapori, con certi profumi.
    Qegli alberi d' arancio che restano lì fermi, tra il marciapiede che scorre in senso contrario al treno che ti sta portando più a nord e le colline che ti seguono fino a diventare pianure o monti più alti; gli alberi d'arancio resteranno lì con il loro profumo ma anche con la disperazione perc ciò che viene nascosto sotto la loro ombra, con il succo dei loro frutti che spesso diviene simbolo del sangue versato da giovani vinti da quella piaga che taglia il cuore di rabbia a chi ha deciso di andarsene.
    Ecco, per ritornare alle nacatole della nonna, queste non sono solo dei dolci, ma assumono per me la funzione di ricordo, mi riportano all'adolescenza, i pomeriggi d'estate insieme a mio fratello e alle mie cugine facevamo stragi di rose giocando a pallone nel giardino intorno alla nostra casa.Capitavano di quei pomeriggi in cui potevamo giocare più liberamente, perchè la mamma era uscita e la nonna, nella sua stanza laboratorio, adiacente alla sua casa più grande, si ritirava quasi in un estasi spirituale per preparare le nacatole. E noi a darci dentro con la palla senza essere sgridati da nessuno, poi, al tramonto di corsa all' assalto delle nacatole, salendo su per quel sentiero che portava all' orto della nonna.
    questi dolci non addolcivano solo il palato di noi bambini, ma anche la nonna diventava più dolce;lei è una donna cresciuta durante gli anni della guerra, ha fatto sacrifici per un pezzo di mane e che una mentalità maschilista le ha impedito di esprimere la tenerezza dei sentimenti; spesso la vedi ricurva mentre coltiva il suo pezzo di terra, sembra che dialoghi con la natura, un dialogo misterioso ma anche una sfida tra due cuori induriti, dialogo con una natura che le ha strappato una figlia, sorella di altre due, che dopo anni di colleggio e conseguenze relative era riuscita a laurearsi, in un periodo in cui pochissimi giovani si potevano dedicare agli studi.

    RispondiElimina
  5. Quelle nacatole diventano anche il simbol del vicinato, quel vicinato che io ho visuto solo nei suoi aspetti più maliziosi. Vicinato che in modo educato, discreto prendeva parte alla tua vita, che rispettava il tuo individualismo, che ti faceva sentire ancora lo spirito delle persone morte. Quel vicinato che aveva tra le sue istituzioni anche quella di spedire il ragazzino di turno nelle case circostanti per donare un vassoio di nacatole che puntualmente ritornava indietro ricolmo di alri doni, con il bimbo contento per le monetine ricevute cme compenso.
    B. sperp di riuscire a trascrivere al più presto questa ricetta perchè tu possa custodirla tra le pieghe di questa memoria digitale, per diffonderla ma anche solo perchè io aprendo il tuo blog possa sentire ancora il profumo dei tramonti estivi della mia adolescenza, ritrovare il sole caldo di quelle estati lontane, quei momenti che spesso diventano significativi solo nel ricordo........ps scusa se non rileggo per correggere ma mi trovo a scrivere a un pc pubblico con timer Renzo

    RispondiElimina
  6. @ginger: il prossimo che provo è il ghiacciolo sorbetto. Provato qualcosa?
    @fedeccino: grazie, vorrei postare molto di più di questo...ma è così bello perdersi nelle ricette!
    @renzo: racconto bello e sentito. aspettiamo la ricetta delle nacatole, eh"!!! ci tieni sulle spine...

    RispondiElimina
  7. No, vado domani! Poi ti faccio sapere.

    RispondiElimina
  8. grande bea!!!! Bellissimo, lo voglio anch'io... non ho capito bene perchè è meglio restare sul classico abbinamento però lo stecco è troooooppo bello!

    RispondiElimina
  9. ciao Iana! infatti io vorrei qualche "colpo di granella" in più...qualche variante...ma x il momento solo tono su tono appunto e pochi mix! attendo sviluppi. come stai carissima? adesso vengo a trovarti che te sei semèpre un mistero: come farà Iana a fare e brigare nel mezzo di un trasloco? immagino che il computer e la rete siano state le prime cose che hai fatto attaccare!

    RispondiElimina
  10. Grande segnalazione, anch'io appena l'ho visto ho voluto provarlo. Sono d'accordo con te in merito ai gusti, io ad esempio vorrei uno stecco cioccolata e piastacchio...un gusto unico è troppo poco... credo comunque che presto introdurranno anche questa variante...

    RispondiElimina
  11. Ci è sfuggito questo negozio, a dire il vero è da qualche settimana che non passiamo dal centro, ma alla prossima occasione ci faremo una puntatina! Siamo sulla stessa lunghezza d'onda anche per quanto riguarda gli abbinamenti, siamo per l'osare, per il rompere gli schemi troppo classici, ma certo così significa non essere troppo commerciali, la gente ha bisogno di certezze e certamente predilige quello che già conosce, purtroppo!
    Buona settimana da Sabrina&Luca

    RispondiElimina
  12. @sista...hanno appena aperto in effetti, e credo che in ogni città si cerca di capire l'umore della gente e poi, in caso, fare dei cambiamenti

    @Luca e Sabrina: a questo punto, sullo stimolo di questa riflessione vostra e quella mia di sopra passerò dalla stickhouse e manderò i miei amici, e andate anche voi e gli amici, a chiedere abbinamenti più osé! per dirottare i gusti cittadini sulle novità e i contrasti. grazie!

    RispondiElimina
  13. Bea sono andata! Ieri ho provato cioccolato fondente e granella.
    Oggi invece fragola ricoperta di cioccolato fondente!
    Vince senza dubbio il secondo abbinamento!

    RispondiElimina
  14. il secondo abbinamento mi intriga parecchio! direi che spezza e contrasta bene, no? cmnq mi pare ti sia piaciuto. pare proprio sia un'idea realizzata bene...

    RispondiElimina
  15. si si! e devo ringraziare te altrimenti non so quando avrei scoperto la sua esistenza :P

    RispondiElimina
  16. ciao!arrivo qui dopo il tuo passaggio a gran spolvero:-)
    assaggiati.pollice verso, la parte di sotto si scioglie troppo in fretta (in altre città li ho mangiati senza che la parte sciolta mi colasse fino al gomito), il sapore di latte del fiordilatte è troppo pesante e la cioccolata della copertura di media qualità. Più o meno lo stesso parere per quelli della funvia in piazza cavour. e poi son vogliam parlare di quanto costano 'sti gelati del centro bolognese? io li amo e ne mangio in quantità ma sono carissimi!!

    RispondiElimina

Posta un commento

per me è importante sapere cosa ne pensate! grazie, Bea