Perché non ero mai stata #2: l'Enoteca Italiana

Un calice di Lagrein di Tramin Tocai friulano Vosca e uno sfilatino imbottito con la mortadella: la dieta felsinea col tocco forestiero è rispettata all'Enoteca Italiana. E se volete fare miglior figura chiedete il barillino leggermente scaldato per far uscire profumo e sapore alla mortadella!

Nulla di strano. Succede a tutti, nella propria città, di non essere mai stati a consumare l'esperienza del convivio in un locale. Perché ognuno ha i suoi giri, la sua ballotta o la compagnia, come si diceva negli anni addietro. E come si è detto già tante volte. Perché comunque, andare in un posto invece che in un altro, ha a che fare con fattori mai variabili, sempre gli stessi: bisogno di identità. Ancora ancora per pranzo si può fare un'eccezione, perché in quel momento siamo nel ruolo di lavoratori che è un po' come avere un'uniforme e poi non siamo coi nostri amiconi, bensì con i "colleghi" che fuori dall'ufficio non frequentiamo mai. E allora si può andare un po' ovunque, magari spingersi in territori forestieri che smuovono un po' le abitudini ma non violentano il nostro senso di appartenenza. Ecco, con questa profonda riflessione spiego perché all'Enoteca Italiana non c'ero mai stata. Fino a ieri.



torta e chiacchiere verso il finale, dopo un piattino di formaggi e marmellate per me che non mangio carne. Si mangia su uno dei tavolini con sgabelli dell'Enoteca (tutti rigorosamente in piedi però) rinunciando all'angolo del bancone di ordinanza, per una volta


Fino a quando non ho ricevuto un invito a pranzo dal "capo" di una delle ballotte dell'Enoteca, una di quelle più autorevoli: per cui, quando ci vai, sai che ti tratteranno bene. Cioè, mi spiego, non tanto per come mangi o bevi, ma piuttosto sai che entrerai dalla porta d'ingresso e che quindi sarai subito introdotta e non dovrai passare tutte le varie fasi dell'adattamento. Che è quello che succede, solitamente, nei posti dove ci sono i clienti fissi da una vita. Un po' come andare nei negozi di dischi stile "Alta Fedeltà" col commesso supernerd che appena entri, tu signorina, ti squadra dalla testa ai piedi e non aspetta altro che gli vai a domandare il disco che non ha. Proprio per dirti "no, non ce l'ho" e farti uscire alla svelta. Episodi così, qui a Bologna, non me ne accadono - certo, è la mia città- ma in giro per il mondo, dove per decenni ho praticato lo shopping musicale, ho collezionato episodi mitici. I più memorabli al Rave Up di Vienna dove al mio fidanzato di allora, un music nerd, io stessa dicevo talvolta "beh, ti aspetto a quel caffè".
All'Enoteca Italiana, che giuro, ho sbirciato decine di volte, dall'alto della mia bici, tornando a casa in discesa da piazza Maggiore alla Bolognina, e pensando che mi attirava tanto e quanto sarei stata curiosa di entrarci (bella tutta di legno, con quell'aria elegante e appagata di chi sa di piacere a molti ma non a tutti e quel suo equilibrio di chi si porta dietro con passo contemporaneo oltre quarant'anni di storia), ma sapendo che non ce l'avrei fatta, che non era ancora tempo ma che un giorno forse… c'è un mondo a parte, una società indipendente di bevitori, mangiatori e pensatori che quando approda al bancone di legno tira un sospiro di sollievo perché si sente a casa. E come succede quando è a casa, vuole stare a suo agio e sentirsi libero di fare le chiacchiere con l'oste e i suoi amici. E se sulla traiettoria della chiacchiera capiti tu che per la prima volta entri…. puoi effettivamente avere l'impressione di non essere filato di slancio. Ma insomma, queste sono le dinamiche dei luoghi del cibo dove si crea un'atmosfera intima e dove si sta bene. Quanti ne potrei citare io stessa? Di quante situazioni simili son stata protagonista? Mi viene in mente quando vado al Pagoda che chiacchierando con Dis, (la proprietaria) alla cassa, mi accorgo che dietro di me c'è gente che aspetta di pagare. Mi viene da pensare che sarebbe meglio non farsi troppi problemi, ma piuttosto fregarsene e seguire la propria curiosità. Però poi rifletto e dico che va bene anche così, che prima o poi, se lo si vuole tanto, arriverà l'occasione propizia per fare un'esperienza come la desideriamo noi. Come a me ieri, quando sono stata accolta, io signorina, dal "Club dell'Enoteca". Gli associati, amici di sempre, li conosco da una vita, di saluti e chiacchiere casuali ne abbiamo fatte, ma insomma, essere accolta calorosamente da un gruppo di maschietti intento al rito del panino alla mortadella (che poi qui è Pasquini la mortadella, solo per veri cultori, e quindi potete già farvi un quadro di tutta la faccenda con me che chiedo un piattino di formaggi) e calice di Lagrein in pausa pranzo, è un grande onore. Per di più con la benedizione di Marco, l'oste capo, che mi ha sempre intimorito un po', e delle sue oltre duemila etichette e novecento cantine. Finalmente aggiungo una nuova stelletta alla mia collezione di esperienze proibite e mi riprometto un aperitivo serale (a base di buoni formaggi) con le amiche al più presto. Tremate.

Enoteca Italiana
via Marsala 2
051/235989
aperta tutti i giorni dalle 7,30 alle 21
colazione, pranzo, merenda, aperitivo
domenica chiusa

Commenti

  1. Adoro quel posto. Ci sono stata qualche volta per l'aperitivo e tutte le volte mi è sembrato più bello

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per me è importante sapere cosa ne pensate! grazie, Bea