Un paio d'ore, un pranzo semplice, la riscossa dei bar piccini: Oui in cucina

Bea legge "The Ghosts of Ellis Island" di JR


Lo amate, lo detestate, lo vivete passivamente. Ognuno il Natale lo fa come può e in genere io sono d'accordo con tutti. Le feste sono sempre momenti interessanti, perché fanno emergere di ogni persona un lato vero. Più o meno. L'incertezza mi viene perché credo che tutti noi nasciamo con la possibilità di amare il Natale, poi succedono cose nella vita che ci portano a mutare l'atteggiamento. Ci sono stati momenti della mia in cui ero terrorizzata da questa possibilità d'intimità e di condivisione, soprattutto quando la mia famiglia è diventata lontana - non per mia scelta- e quindi mi facevo forza esprimendo indifferenza e un certo figo cinismo. Ma in cuor mio provavo tanto disagio perché non mi sentivo centrata. Poi ho iniziato a metter mano ai miei sentimenti, lavandoli e rigenerandoli, e ho iniziato a sentirmi bene ovunque, da sola, come parte di altre famiglie, in famiglia con gli amici. Un Natale l'ho passato anche da sola ma ero felice. Ho letto una frase, in questi giorni, sulla bacheca di un amico, che dice: "impari ad amare di nuovo il Natale quando senti l'appartenenza, la famiglia, quella da cui vieni e quella che ti sei creato". Pace con se stessi, in fondo. Amore per sé e felicità di appartenersi, accettando tutto il resto. E' il mio personalissimo pensiero. Un po' come quando riprendi a fare i biscotti prima di una festa e ti accorgi che non li facevi da anni. Tu e la frolla, una cosa sola.
All'inizio di questo post volevo solo dire che tra poco è Natale e come ogni anno c'è nell'aria questa voglia irresistibile di volersi salutare con gli amici più stretti con pranzi o cene o merende. Come se davvero non ci fosse un domani. E che io, in linea con la tradizione, giovedì scorso mi sono data appuntamento con Bea in un posticino nuovo, per chiacchiere preNatal.



mini hamburger a pranzo che poi non è così piccolo per Bea e per me croque monsieur senza prosciutto. A pranzo potete scegliere anche cous cous e quinoa se non mangiate carne

L'appuntamento ce lo siamo date da Oui in Cucina, un bar minuscolo (proprio accanto a Zest, sala con cucina che ho segnalato anche sulla mia guida che tra l'altro potrebbe essere un'idea regalo carina, no?) dove praticamente tu e i proprietari diventate quasi una famiglia. Perché tra il bar e la sala non ci sono gradi di separazione. E se uno parla forte ti dà fastidio quanto ti irrita tua sorella quando parla al telefono e sei costretta ad ascoltarla per tutta la conversazione urlante. Intimità canaglia. Ma anche deliziosa. Condivisa su qualche sgabello e le tre mensole che fungono da tavolini, al massimo per 6 persone. Io e Bea, ad un certo punto, ci siamo ritrovate sole e ci siamo prese del tempo per lunghe chiacchiere e una buona visita alle delizie di questo posticino appena fuori porta. Anche un po' e sempre turiste, insomma, come piace a noi. Che mangiamo, parliamo, sondiamo tutto lo spazio, piatti, tazzine, muri, specchi, sgabelli, tovagliette, posate. Qui tutto è curatissimo (avete notato che stanno nascendo sempre più bar piccini amorevoli?), la proprietaria è una perfezionista e ho un po' riflettuto su come può essere successo che abbia aperto col marito questa manciata di metri quadrati. A forza di vedere, collezionare - cose e sensazioni- visitare posti, nutrire un proprio gusto, inizi a sognare uno spazio tuo. Come non capirla. 
Perché ci dovrò ritornare? Perché la colazione e la schiumina devono essere speciali.

Oui in cucina
via Andrea Costa 118/b
328 222 4748


Commenti

  1. ecco, andremo in missione quando torni, dai!

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  2. Condivido in pieno il tuo "Bebepensiero" sul Natale e aggiungo che la magia si ripete puntuale ogni volta.. basta saper riconoscere la propria. Buon Natale Bebe!

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    1. Proprio così Francy :). Probabilmente tutto questo suonerà ad alcuni come lo stato da Alice nel paese delle Vigilie, ma bene, molto bene cara mia. Auguri!

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per me è importante sapere cosa ne pensate! grazie, Bea