Hao Wei, la cucina cinese gourmet riqualifica una via della Bolognina


zuppa di wonton con gamberi e pak choi
Il mio intermezzo di primavera è infine terminato. Ma quest'anno andrà così, non mi concederò viaggi lunghi, preferendo spezzare saltuariamente i mesi e vivere un po' qui e un po' altrove. Però poi, quando torno in città e alla mia Bolognina, il sentimento è immediato: ricominciano le scoiattolate alla ricerca di cose nuove e - ormai sono votata a questo- di sostanza. Guarda caso non ho fatto troppa strada per trovare una notizia gastronomica di valore: ho solo dovuto percorrere una strada che solitamente faccio di passaggio, arrivando in macchina dal Parco Nord o dalla Fiera, all'inverso e in bici. Perché in via Casoni, che parte da Stalingrado e sfocia su Ferrarese, non è che ci si va per fare bucoliche passeggiate. Almeno, questo succedeva fino a ieri. Ma da oggi quella via buia, che guarda le spalle di Casaralta e che sorride come una bocca sdentata (tra la fabbrica e un nuovo condominio c'è il cratere lasciato da un palazzo demolito, un tempo preso di mira dallo spaccio) diventerà destinazione, perché non resisterete e vorrete andarci, per scoprire la carta di Hao Wei, ristorante di cucina cinese contemporanea.



perle di giada, germogli di te' verde cinese lavorati in palline: il te' è servito in teiera e tazzina trasparente, secondo l'ultima moda in fatto di arte del te' che si distacca dalla tradizione didascalica per diventare più minimalista

Quando parlando con alcune amiche, ho scoperto che un ristorante del genere aveva aperto a qualche chilometro da casa, ho subito pensato che, dopo l'arrivo in città (sempre in Bolognina) di YuzuYa, "vero" ristorante giapponese, l'aspettativa più grande l'avevo proprio su un cinese più contemporaneo e ricercato. Perché non è vero, a mio parere, che i ristoranti in città non offrano un menu vero: è solo che continuano a raccontarci una Cina che forse non c'è più nemmeno in Cina, dove le trattorie casalinghe stanno scomparendo sotto l'avanzata di ristoranti gourmet che celebrano la fusion internazionale e l'alta cucina, proprio come accade da noi. E insomma, posti come il Pagoda in via Fioravanti  o il Singapore in piazza dell'Unità, rimangono fedeli a un menu fondamentalmente della tradizione. E quell'involtino primavera, o il riso alla cantonese, o ancora i gamberi sale e pepe che ci ostiniamo a mangiare ogni volta che varchiamo la soglia dei nostri posti d'elezione, sono tracce di una cucina che anche in Cina sta scomparendo. In poche parole: un Pagoda sta a Nonna Aurora come Hao Wei sta a Scacco Matto. Pure nei prezzi, perché non pensiate di andare da Hao Wei e di spendere 20 euro mangiando il mondo. Domenica sera, io e l'Adorabile ci siamo concessi una cena molto carina e curiosa e senza vini (c'è anche la carta dei vini e delle birre), pagando 70 euro in due.

ravioli di cristallo (realizzati con farina di frumento, acqua bollente e fecola di patate, poi farciti e cotti nella vaporiera cinese in legno di bamboo) coi gamberi per una curiosa selezione di Dim Sum, quei mangiarini "che toccano il cuore"
branzino piccante alla shui zu: ovvero branzino cucinato secondo questo metodo della cucina di Sichuan, carni in generale bollite a bassa temperatura e piccanti, poi ricoperte di olio vegetale. Nel piatto: coriandolo, bacche di pepe, un po' di aglio, sesami


ravioli branzino e zenzero

Il primo passo, aprendo la carta (che propone anche menu degustazione a 38 euro) è stato quello di scoprire tutto ciò che non avevamo mai mangiato, o anche notare le piccole variazioni sul tema. Ad esempio non troverete scritto da nessuna parte "involtino primavera", anche se poi qualcosa che lo rappresenta c'è, o riso alla cantonese, o tagliolini o frutta fritta, ma gli shao mai ci sono. L'amica MaryLou mi aveva molto incuriosita sui "mitici" ravioli di cristallo e quindi la mia prima scelta è stata quella: come inizio poteva essere perfetta. L'Adorabile ha preso invece i ravioli branzino e zenzero, che a mio parere erano "minori" per gusto rispetto ai miei davvero eccezionali, anche se più carini e particolari per la lavorazione della sfoglia di riso. Io ho proseguito con una delicata zuppetta di wan ton ai gamberi, che continuavano a sfuggirmi dalle bacchette e con questo accrescevano la mia fame e l'Adorabile ha scelto gli spaghetti di riso con germogli di soia (e pezzi di pancetta) da mangiare col piatto culmine della serata, ovvero il branzino (c'è anche la versione rane e manzo) alla maniera di Sichuan (una cucina che amiamo), cotto in acqua a bassa temperatura "shiu zu" e piccantissimo. Finale con polpette dolci di fagiolini mung al cocco molto golosi e sensazione di aver mangiato molto bene, in una bella atmosfera (all'ingresso c'è anche una veranda che immaginiamo sarà usata con la stagione più calda) e con un servizio gentile, presente e abbastanza preparato linguisticamente sull'interscambio con la clientela. Lo chef Lu Ke, con una carta dei vini selezionata e il suo menu tra tradizione e innovazione, che comprende anche crostacei, anatra alla pechinese, il maiale alla cha shao, il rombo sale e pepe, la zuppa di pesci trasparenti, può davvero diventare un vanto della Bolognina. Una destinazione bolognese.



Hao Wei
via Casoni 2/c, Bologna
051357359
aperto tutti i giorni a pranzo e cena

Commenti

  1. ho prenotato per stasera. non vedo l'ora. grazie! e...buona pasqua!

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  2. con quelle bacchettine metalliche...only the braves...ti credo che i wanton sguillavano!!! :-)

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  3. Io sono un tradizionalista e continuo a preferire Dis, il Pagoda e la sua calda accoglienza. Lì mi sembra sempre di essere "in famiglia". In questo nuovo posto si può andare per sperimentare.

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    1. Dis sarà sempre la nostra "trattoria" di quartiere preferita, come Nonna Aurora, il prolungamento della sala da pranzo. Ma Hao Wei è davvero il ristorante che mancava in città, non solo in Bolognina.

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  4. Una bellissima cena per la quale ti dobbiamo ringraziare. Piatti preparati con cura e sorprendenti perché la cucina cinese per noi era sempre stata... quella cosa lì che hai ben descritto. Anche il servizio era attento e simpatico e ci hanno spiegato tutti i piatti con cura e anche come mangiarli. Quando ho ordinato il branzino piccante - delizioso - le cameriere si sono sincerate più volte che sapessi cosa stavo ordinando ed è stato anche divertente. E invece la piccantezza era decisa, ma nulla di spaventevole, e il piatto delizioso (dopo aver provato il thai nessuna piccantezza spaventa più).
    Una domanda, il tè non lo abbiamo preso, ma è da fine pasto, immagino?

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    1. Sono contenta di questa positiva esperienza :) e grazie per il riscontro! Il te' l'abbiamo bevuto durante il pasto.

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  6. "è solo che continuano a raccontarci una Cina che forse non c'è più nemmeno in Cina, dove le trattorie casalinghe stanno scomparendo sotto l'avanzata di ristoranti gourmet che celebrano la fusion internazionale e l'alta cucina, proprio come accade da noi. E insomma, posti come il Pagoda in via Fioravanti o il Singapore in piazza dell'Unità, rimangono fedeli a un menu fondamentalmente della tradizione. "
    Non me ne volere, di rado pubblico commenti così diretti sui blog altrui, ma credo di non aver mai letto tante castronerie condensate in così poche righe.
    Non so se essere più addolorato per il fatto che in giro ci sia ancora qualcuno che crede che il surrogato di cucina cinese reperibile in Europa sia qualcosa anche lontanamente assimilabile alle cucine tradizionali cinesi (in Cina non esiste una cucina sola ma molteplici cucine, per le dovute differenze di spazio e di contesto, con diversità ancora più marcate di quante ve ne siano tra le cucine regionali italiane) o se per il fatto che generalizzi con tanta fermezza parlando di "trattorie che stanno lentamente scomparendo" come se tutta la Cina corrispondesse solo a Pechino o Shanghai.
    Per non parlare della leggera nota di disprezzo con cui si parla della cultura tradizionale, che ormai è accettabile solo se filtrata attraverso la solita estetica hipster posticcia.

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