mercoledì 31 dicembre 2008

Un caffè da Terzi



Finalmente mia mamma è venuta a trovarmi da Roma qualche giorno fa. Dopo mesi che non metteva piede su suolo bolognese. E quindi è stato per me un evento da celebrare accompagnandola in giro per le strade del centro. Per mostrarle alcune cose che forse non conosceva ancora della sua città, lasciata ormai tanto tempo fa.
Aiutate anche da un giorno di sole, seppur freddo, e dalla minima presenza di gente a passeggio, abbiamo percorso via Indipendenza fino all'altezza di via Altabella e poi dritte fin dove si sbuca su via Oberdan. Appena a destra ed ecco avvistata la meta segnalata dall'insegna color crema: Caffè Terzi, via Oberdan 10. Un piccolo caffè con un banco pieno di cose. Pasticcini, fettine di pane imburrate e passate a marmellate, zuccheri di ogni tipo, liquidi e solidi. Qualche tavolino per bere in piedi e poi una saletta con pochi tavoli. Un posto dove andare in vera intimità e per vivere un'atmosfera decisamente retrò. E, non ultimo, consigliato ai caffeina-dipendenti. Qui potrete davvero sorprendervi davanti alla lista infinita e complessa dei caffè proposti.
Come il caffè olandese ad esempio, a base di caffè, crema di cioccolato e arancio candito che si sbriciola in bocca. Ma è solo una delle invenzioni di Terzi, che lancia ogni anno vari corsi per diventare esperti di caffè ma anche di te.
Sublime in un pomeriggio di pioggia ma anche in una giornata no. Ci sarà di sicuro una miscela che risolleverà il vostro umore...



lunedì 22 dicembre 2008

Un pranzetto domenicale al Twinside

Passeggiata domenicale in cerca d'ispirazione. Di mattina però, perché allo scoccar del pomeriggio...ogni metro è un capriccio. La città si riempie ed è difficile muoversi. Non passa neanche uno spillo nello struscìo del centro. E per le 13son già spiccia con tutto. Ho trovato anche il cd dei Nirvana per mio fratello. Nevermind naturalmente. Il cd che ha fatto storia. E per chi vuole essere iniziato alla mitica band di Seattle...è quello giusto. Alle 13 mi trovo in via de' Falegnami e questa volta non resto lì a guardare, a rimirare le panchette ricavate dalle scatole e casse dei vini che s'incontrano sotto il portico coi tavolini. Non sbircio il menu appeso sulla finestra vicino a quella con la grande forchetta. Questa volta decido di entrare ed è bello perché ci sono degli intimi tavolini da due dove si sta molto bene. Per le comitive o chi voglia socializzare...c'è invece il tavolo della socievolezza. Con tanti posti. Come usa all'estero...nel nord Europa. Uno simile, ma con foggia ben diversa (è un tavolo da biliardo) c'è anche al Fram Cafè di via Rialto (ne parleremo..). Sono in via de' Falegnami 6, nel centro della città, una laterale di via Indipendenza. 5 minuti a piedi dalla stazione e da piazza Maggiore. Ed entro.

Twinside è il "side-project" del rinomatissimo Caminetto d'Oro. E infatti sorge a fianco di quest'ultimo , nei locali che sono stati di una mitica cartoleria bolognese. La seconda linea del brand gastronomico che a Bologna tiene alto il nome del nostro buon mangiare. Twinside è stato pensato come un "ristorante di quartiere" e devo dire che la definizione calza a pennello. A parte il fatto che nel ristorante di quartiere magari non ti servono la birra in calice come il vino dell'aperitivo: una mezza abbondante luna di birra rossa...4,50 euro. La bottiglia intera, 13 euro. Però l'atmosfera accogliente c'è tutta. Il legno, il vetro, la pulizia, i libri di cucina che si possono leggere. Forse il maggior merito però, è di quella che sembra essere la manager del ristorantino. Non ha divisa, è una gentile signora toscana (direi livornese dall'accento) e ha modi garbatissimi che sfiorano l'empatia immediata. Twinside è aperto 12 ore al giorno. Dalle 12 alle 24. Ottima enoteca può essere "consumata" in molteplici modi. Pranzo, spuntino...fino alle 17. Aperitivo e poi cena. Ha posti dentro, sui tavoli da due, sul tavolone centrale e al banco che corre accanto alla cucina "vista vetro". Mentre mangi puoi spiare i segreti dello chef.



La cucina non è bolognese. Forse una fusion all'italiana che rispetta i prodotti di stagione. A pranzo puoi ordinare una crema di zucca con finocchio e pomodori secchi (buonissima e anche riempiente) a 10 euro, un lombo di maiale arrosto con verdure al vapore e salsa di senape in big size (12 euro) o small size (7 euro) o anche polpette di vitello con polenta e riso saltato con verdure e uovo alla piastra. La sera, quando il menu offre tre fasce di prezzo (entrata e piatto principale 22 euro, piatto principale e dessert 22 euro, entrata, principale e dessert 28 euro), si va da zuppa di mozzarella di bufala con cecina, pomodori secchi e arrosticino di agnello a sarde gratinate con pane ed erbette, melanzane e purea di verza. Un calamaro ripieno con riso venere e verdure, filetto di orata con salsa di uva e tropea o guancia brasata nel sangiovese con cipollotto. L'altra faccia della gastronomia italiana...è lo slogan.
Bello il logo della forchetta che sembra una mano disegnato sulla lavagna dove si possono lasciare messaggi.




domenica 21 dicembre 2008

Walkers (tipo) alla cena delle amiche


Cena di natale tra amiche a Bologna. Una, nessuna, centomila. Non siamo le uniche a farla io e la mia combriccola di amichette la cena per scambiarsi i pensieri e gli auguri di Natale. Ma non è da tutti insomma. Eppoi non al ristorante, ma a casa. Questa volta eravamo in 10. Il numero più che giusto per costruire insieme un menu.
Starter: quiche di verdure integrale. Due primi: maccheroni rigati alle melanzane e rigatoni ricotta-spinaci per venire incontro a qualche ragazza che non mangia la carne (tipo me...). Secondo: pollo al curry, riso e melanzane ripiene al formaggio (vedi tradizione croata di Pola). Intermezzo, pane fatto in casa. Buonissimo! E poi due dolci: pandoro con ripieno di crema di panna, canditi e cioccolata...mmmmm. E io ho sperimentato i miei Walkers...sì cioè tipo. Mica così perfetti. Imperfettamente tondi...ma buonissimi. A detta delle amiche e di una cerchia di persone fidate. Biscottini burro e zucchero di cui ho qualche giorno più tardi, eseguito la versione 2.0. Con la granella di nocciole. Sì è vero, la purezza mi piace, però dopo un po' non riesco a non metterci le mani.
Quindi i miei simil walkers sono stati eseguiti nella seguente maniera:

300 grammi di farina "0"
250 g di burro
150 g di zucchero
mezza bustina di vanillina
un pizzico di sale

Si mischiano farina, zucchero, burro morbido a temperatura ambiente, il pizzico di sale e la mezza bustina di vanillina. Con le mani si impastano bene, anche perché potrebbe capitarvi (come a me) che mentre cercate di ottenere una palletta di impasto, questa non ne voglia sapere e si sbricioli. Dovete avere pazienza e domarla. Se la ottenete intera la tagliate in tre pezzetti, se invece non riuscite (come a me) fate direttamente tre pallozze nella terrina. Poi ottenete dei serpentelli non troppo sottili che avvolgerete in carta pellicola. Un'ora o più in frigo e poi tagliate la pastella in tondini di 2 cm circa. Mettete sulla teglia con la carta oleata (oppure con una "pellicola" di silicone molto comoda (circa 9 euro, colore arancio...), riciclabile...la trovate in via Marconi, nel negozio che io chiamo Blade Runner...perché è un vortice di articoli per la casa a prezzi più o meno convenienti. E soprattutto è eccezionale per trovare attrezzi da cucina un po' desueti ma ancora eccezionali) e lasciate in forno 10 minuti a 180 gradi. Quando i biscottini li tirate fuori non vi spaventate (come ho fatto io) se li vedrete ancora molli e burrosi. Si seccano all'aria...io li ho appoggiati su mattonelle napoletane che uso come taglieri. Dopo un'oretta, sicura della consistenza, li ho messi dentro una scatola di latta con un fondo di carta fuxia e stampini di carta per muffin fiorati et voilà...sono andata alla grande festa... E non c'è il due senza il tre...allora spero che anche la forma sarà perfetta.

sabato 20 dicembre 2008

Un aperitivo da Gamberini?


A Bologna si va per aper. Naturalmente. Ci si va tanto che alla fine la gente non esce più la sera perché a stento riesce a tornare a casa. Ma non perché ha bevuto troppo, il sindaco può star tranquillo. Piuttosto perché sottoporsi ai ritmi estenuanti di sveglia alle 7 in ufficio 8emezza, lavoro 8 ore e poi ci vediamo al bar...ti consuma. E quando verso le 9 vai a casa, oltre a non aver voglia di mangiare, ti è passata qualsiasi voglia di uscire. Anche se dopo al Locomotiv c'è un gran live.
A Bologna si va per Aper. E il gesto più arduo riconducibile al rito è pensare: dove farsi un aperitivo che non sia un pacco qualità-prezzo, senza essere della ballotta (della compagnia ndr) e quindi senza sentirsi un pesce fuor d'acqua. La risposta non c'è davvero. L'aperitivo in sé è già una scelta che ti screma da un resto del mondo. E' una modalità che necessita di un punto di riferimento forte. Di un giro dove sentirsi tra amici. Sapere che nel dato posto ci saranno gli amici ad aspettarti. Quindi, se non possiamo proprio rinunciare alla qualità, mettiamo da parte lo snobismo e puntiamo dritto su Gamberini. Via Ugo Bassi 12. Angolo con via Testoni, su cui dà una vetrina davanti alla quale si può osservare la gente che passeggia. Mentre noi siamo belli comodi sulle sediole e ci siamo conquistati dei mignon salati meravigliosi. Ecco, forse l'unico modo per resistere egregiamente in mezzo alla clientela dell'aperitivo di Gamberini, che non è poi così simpaticona e per di più (gli habituè) sta attaccata con la colla al bancone, tanto che c'è quasi bisogno di alzare la mano perché ti lascino accedere agli stuzzichini prelibati, è conquistare una delle due postazioni a fianco delle finestre. Verrete serviti, vi porteranno già un po' di delicatezze e con un altro paio di avvicinamenti al bancone sarete soddisfatti.
Questa è l'opzione se volete sedere indoor...altrimenti c'è fuori, sotto il portico. Postazioni riscaldate dal fungone. Non sono male, ma dentro c'è più atmosfera.
E comunque se andate berso le 6 piuttosto che le 8, sarà di sicuro meno faticoso.
Io e una mia cara amica, ci siamo date appuntamento qualche sera fa prima del cinema e si stava un po' stretti. Ma siamo riuscite a far nostro il tavolino tondo a fianco dell'entrata. Quella è stata una giornata gustosissima. Solo mezz'ora prima, passando dall'Urban Center per la presentazione di una guida su Bologna, con mia sorpresa e delizia, ho scoperto che il catering era curato da Gamberini. E' bastata un'occhiata per riconoscere i croissant a forma di cannolino con pasta crema di pistacchi, i lamponi che giocavano col salmone affumicato su una tartina, gamberetti a bagno in una salsina vellutata, micro-sformatini di zucca a cavallo di micro ciambellina. Eccetera eccetera...
Ah, dimenticavo. Un bicchiere di vino bianco, una Falanghina, seduti, con stuzzichini.... 5 euro. Non male eh!?




giovedì 18 dicembre 2008

Alta pasticceria da indossare


Annamaria Magagnoli l'ho conosciuta un pomeriggio al Krisstal bar. Il bar che ha aperto da qualche tempo di fianco al comune nuovo tutto cristalli e luce in piazza Liber Paradisus. Per qualche nostalgico...là dove c'era il Link, ora c'è, un nuovo caffè....
Annamaria, dunque. Amica di amica di amica. Le sue cose mi avevano subito intrigata...muffins e cupcacke da indossare!!! Poi l'ho incontrtata di nuovo con la sua mostra qualche domenica fa, sempre lì, in occasione di una gara di sfoglia cui io partecipavo. Era una gara tra giornalisti e bisognava tirar la sfoglia per le tagliatelle.
Annamaria aveva portato i suoi gioielli di varie forme e design e aveva allestito una slorta di pasticceria...da indossare. Orecchini a forma di cioccolatini, anelli di cuoi confettati e biscottini smangiucchiati, scatole ricoperte di biscotti e meringhe, cerchietti con incastonate fettine di torta, spille con pastiglie di zucchero. Ma tutto fantasticamente non commestibile. Un gioiello così è anche pericoloso, perché stuzzica inevitabilmente la gola!



martedì 16 dicembre 2008

Una fuga a Londra

L'ho appena sentito al TG e non ho potuto resistere: 1 sterlina vale al momento 1 euro...esatto. Cambio 1:1.
Quindi ho subito pensato...altro che Amsterdam. Il 31 dicembre parto per Londra!!! E' una notizia sensazionale, credo. E il pensiero di sentirsi per una volta nella vita dei "ricconi" in quel di Londra mi dà già parecchia adrenalina. Mi vedo...io che passeggio da Top Shop e non sto troppo attenta ai cartellini. Io al reparto caramelle che riempio buste su buste. E dalle scarpe poi...vabbè. E poi c'è Uniqlo, una sorta di Muji dell'abbigliamento con lo stile fatto dall'AD italo-giappo Nicola Formichetti (Dazed and Confused e tante altre cose). E poi....le pasticcerie! Le bakeries. La mia ossessione coi cupcakes. Con le decorazioni glassate che poggiano su questi deliziosi dolcetti fluffy fluffy che pompano l'adrenalina di mamme, ragazzine, attrici, cantanti e modelle su e giù da Primrose Hill dove c'è la Primrose Bakery (69, Gloucester Avenue) che ha una sede anche al Covent Garden (42 Tavistcock Street). A Kensington (16, St. Alban's Grove) dove si trova il Buttercup Cake Shop che utilizza la cioccolata belga Callebaut o la Hummingbird Bakery con una sede in Portobello Road (al 133). Se siete dalle parti di Camden Town c'è anche Bake-A-Boo, un negozietto color violetto pastello in 86 Mill Lane.



Il cupcake sta facendo impazzire tutta Londra. E questo viaggetto (sarebbe bello arrivare il primo gennaio...passata è la tempesta), oltre che pretesto per farsi belle scorpacciate di dolci, può essere occasione per fare un po' di urban walking e scoprire a piedi una città che solitamente si percorre tutta sotto terra. Ma di sopra, lo capirete, è davvero meraviglioso.
In particolare ho molto amato (e scoperto...per la prima volta dopo tante frequentazioni londinesi) Hampstead con la sua centrale Rosslyn Street e la vista meravigliosa da Hampstead Heat, piena di casette meravigliose con giardini dai fiori fatati.




A Londra anche i paletti assumono sembianze di cupcake...oppure erano i miei occhi a vederli ovunque...





Da Satomi, alla Bolognina, il Giappone è servito!



Ecco uno di quegli inviti che vorrei tutti i giorni. Io e Bea qualche giorno fa siamo state invitate a pranzo da Satomi, un'amica giapponese che fa la cantante lirica. E naturalmente ci siamo deliziate nel mangiare manicaretti nipponici ma ci siamo anche molto divertite a fotografare cose bellissime. Per di più Bea, che non si diletta molto di cucina, ha deciso che imparerà i segreti di quella giapponese. E io dico che fa molto bene. Il giappone si addice a Bea.
Satomi abita in Bolognina, in una palazzina dove c'è il suo appartamento con sorpresa: entrate in casa sua si percorre la cucina e si arriva nel giardino sul retro dove c'è persino l'orto! e dove questa simpatica e gentilissima signora dall'ugola d'oro coltiva buone cose che poi usa nelle sue ricette. Pensate che Satomi sa anche fare la sfoglia!



Ma insomma, passiamo al pranzo. Servito _ contrasto meraviglios- su una tovaglia di Gambettola! (alla faccia di chi la chiama tovaglia ancien regime). Una vera scoperta di quello che al giapponese, inteso come ristorante in Italia, non si ordina. E poi anche del fatto che tutto ciò che solitamente siamo abituati a mangiare crudo (forse perché fa più strano?) si mangia invece tranquillamente anche cotto. Interessante no? Per noi sì, almeno.


Tra i piatti proposti: fagiolini con sesamo e seppioline, maki e una zuppa originariamente con manzo che io ho mangiato semplice, perché non frequento la carne...pesce sì, formaggio sì...però.

E infine il tocco occidentale che tutte e tre abbiamo molto apprezzato. Una fantastica tortina acquistata da Gamberini (ne parleremo prossimamente)...una delle mete più sfiziose della città.

domenica 14 dicembre 2008

Ci sei stata da Farina?


Da quasi due mesi, perché l'inaugurazione è stata il 23 ottobre, ci si imbatte sempre in qualcuno che ti chiede...chi sei stata da Farina? E a dir la verità, da un po' di tempo la faccio anche io questa domanda. Ci sono stata e ne sono rimasta abbastanza delusa. Ma sulla sera non posso dare un giudizio...mai stata, sono sincera. Presto dovrò farlo!
Lo sappiamo molto bene che alcuni ristoranti vivono poggiati su due nature, una più casual per così dire e l'altra haute couture. Però mi viene da pensare che le due anime non dovrebbero essere tanto tanto diverse. Si pranza e si cena su livelli differenti, ma non deve esserci un oceano che separa le due scelte. E poi. Di questi tempi, con la recessione che avanza, ci sono tanti posticini, ristoranti compresi, che propongono un pranzo a 10/12 euro, bevande incluse. Quindi il fatto che da Farina in via dei Fusari 9 si mangi con 10 euro un primo, un bicchiere di vino, acqua e caffè....non vuol dire che se poi senti di aver magiato così così, tu non ti debba lamentare. Perché se io chiedo un piatto di tortiglioni al tonno, dopo venti minuti che aspetto mi deve arrivare un piatto di spaghetti industriali con un sugo al tonno che suda olio? Credo che nelle tanto criticate case degli studenti fuorisede, dove lo spaghetto al tonno è un must del "mangio e mi sazio con poco", si mangino spaghetti al tonno di prima categoria. Qualsiasi matricola di legge sa fare un primo al tonno cinque stelle. Ecco io sono andata a Farina per la terza volta, dopo che c'ero stata altre due, per vedere se davvero al "tre" andava meglio. Ma così non è stato. Un'altra volta invece avevo chiesto una lasagnetta che è arrivata microscopica. Non la vedevo nemmeno...il mio stomaco poi! La primissima volta che andai con Bea da Farina andò meglio: l'insalata mista è stata decisamente la scelta migliore. Chiaro poi. Se prendete il menu da 15 euro potete mangiare un piatto di carne o pesce. Fatemi sapere.

Se invece vogliamo parlare dell'ambiente, ecco che allora l'opinione cambia. Da Farina il decor è molto carino, informale ma caldo. Shabby chic direbbe qualcuno. Con un rosa antico/giallo crema diffuso un po' ovunque. Le seggiole (credo di recupero) e i tavoli spennellati di bianco che sembra fatto alla rinfusa e invece è studiatissimo. Il pane portato nel sacchettino posto sul tavolo a mo' di contenitore. Al piano interrato una grande "scultura" di sedie accavallate l'una sopra l'altra mi riposta alla mente un'installazione di Peter Greenaway, come del resto le frasi spennellate sui muri. Grafomani questi di Farina. Un dieci e lode anche al bagno. Accogliente e pulito.

A questo punto attendiamo notizie dal fronte cucina! Alcuni locali hanno bisogno di più di due mesi per rodarsi...

Sabato pomeriggio a Le Palais




Sono arrivati due amici da Londra in città. E non poteva non scapparci un caffè. Siamo tutti e tre amanti dei bar e dei caffè e soprattutto loro erano a corto di caffeina da circa sei mesi. Da quando cioè erano stati l'ultima volta in Italia. Per soddisfare entrambe le voglie ho deciso di portarli in un posto dove soprattutto la mia amica temevo ci fosse già stata, ma ho rischiato. Anche perchè in questo pazzo sabato pomeriggio a Bologna con il MotorShow e la gente in giro per compere natalizie, poteva diventare una caccia difficile. E invece quando verso le 4 siamo arrivato al Caffè Le Palais in via de' Musei 4/e, con nostra sorpresa abbiamo trovato un luogo tranquillo e solo un tavolino, uno di quelli sotto il portico, occupato. Noi abbiamo optato per il salottino che sembra uscito dalle Mille e una Notte. Pieno di cuscini, specchi, stoffe e una ricchiezza "interiore" che non risulta mai esagerata o kitsch. E' tutto molto seducente e anche le luci non troppo sparate, regalavano un vero viaggio nel tempo. Anche perché il bar, all'entrata e nella zona bagno, è un'esperienza decò bellissima. Io la porta del bagno me la sarei portata a casa!



Nel salottino che vedete qui sopra immagino incontri clandestini, destinazioni amorose e amorevoli ma anche fitti discorsi di politica e d'arte. Forse la mia fantasia corre veloce ma è comunque bello che esistano luogi evocativi! In città non è certo l'unico, ma avremo tempo per scoprirli insieme.

Ecco...l'unica cosa che forse non ha soddisfatto la mia curiosità in fatto di caffè è la carta...non ci sono vere perle di fantasia. Così abbiamo optato per due caffè e una cioccolata. Densa come una palude! O un pudding...come ha osservato il mio amico. Che se la beveva.
Il conto? 10.50 euro. 2,50 il caffè e 5,50 la cioccolata. Servizio al tavolo, naturalmente.
E sorpresa finale: quando siamo usciti alle 6 i tavoli si erano riempiti e a uno sedeva la mitica Cecilia Matteuzzi. L'ho ancora negli occhi alla prima del Comunale qualche settimana fa...con la cappa della Callas!!! Niente meno. E io penso...è fantastica lei. Ma sfigura un po' sempre tra gli altri. Questo pubblico che ha sempre del provinciale.

mercoledì 10 dicembre 2008

Il caffè Mandarino


E' il primo post di questa traccia digitale dedicata al cibo, al gusto, al sapore, ai profumi delle pietanze e all'atmosfera unica che le cose di cucina sanno sempre creare. Per inaugurarlo volevo qualcosa di molto personale. Un'idea che mi aveva portato via un po' di tempo per capire come potevo allietare la mia giornata con qualcosa che mu potesse svegliare, nelle fredde giornate di dicembre, e allo stesso tempo far sorridere e regalarmi un bagliore. Un piacere solare, come fanno le giornate estive, assai lontane. Così qualche settimana fa, sono entrata nel corner Nespresso che c'è in centro, bramosa di curiosare tra le nuove miscele del mio caffè preferito. E ho trovato caramello, zenzero e mandarino. Ho deciso di acquistare il mandarino e a casa l'ho subito provato. Il gusto era delicatissimo, anche se non potevo fare a meno di sentirci della finzione...un po' di chimico (certo che Nespresso non è esattamente la macchina tradizionale da caffè..). E così mi sono messa a pensare...ed è arrivata l'ispirazione. In frigorifero c'era ancora qualche mandarino. Ne ho preso uno, ho tagliato una fetta centrale e l'ho messo in una delle mie tazze preferite. Cinesi. Ideale per questo caffè non concentratissimo e decisamente un po' lungo d'acqua per farlo diventare meno deciso ma comunque profumato. L'aggiunta di zucchero di canna...et voilà....un'intrigante Caffè Mandarino. Mai più senza, durante i lunghi pomeriggi di scrittura in Bolognina Town....sarà forse la vicinanza della nostra ChinaTown?