Malazeni e le cucine povere del mondo//non esiste più

L'idea di partenza di Malazeni è assolutamente seducente, al momento giusto, anche nel posto giusto (via Mascarella però parte verso i viali e la porta, a metà strada tra zona universitaria e resto del mondo ;-)). Il tema prescelto per questo nuovo bar-caffè-ristorante è quello delle cucine povere del mondo che, grazie a sagre, festival e celebrazioni gastronomiche varie, stanno avendo un certo risalto assieme alle loro amiche ricette delle cucine di strada. Nel primo caso si tratta però di quei piatti, solitamente "mono" che contengono una sorta di pasto intero preparato con quella materia prima che fa risparmiare - non per qualità ma per scelta del prodotto.... come le sardine ad esempio - ma che acquistata nella giusta maniera e cucinata da sapienti mani, diventa buona e sostanziosa. Non sono un'esperta ma direi che questo è ciò che ho appreso sulla cucina povera da letture e ricerca informazioni e con questa idea in mente sono entrata al Malazeni, nome del ristorante-caffè-bar di via Mascarella 8/4d che significa "Magazzini" in siciliano. E siciliani sono alcuni dei ragazzi proprietari e che hanno trasferito nel locale, il laboratorio di cartapesta con cui sono realizzate tutte le figure appese e in vetrina.
Poi il menu mi ispirava moltissimo. Per il mese di ottobre (cambia infatti ogni 30 giorni) le cucine presentate sono quella italiana, quella nordamericana, quella mediorientale. La nostra è composta da tre primi piatti di pasta e una vellutata. Penne con broccoli e patate, linguine sgombro e sarde, tagliolini alle alici. Costo dei piatti 5/6 euro. Non ho scelto uno di questi. Sono andata oltre.
Dal Medio Oriente: sgombri saporiti dall'Iran (non scelti anche se mi strizzavano l'occhio), musakhan dal Libano non scelto perché a base di pollo (non lo mangio), cipolla. spezie e crostini. Fool dalla Palestina ovvero fave con olio, spezie e crostini non scelto. Ho deciso per il pesce in salsa di pinoli dall'Arabia Saudita.
Dal Nord America: ecco, questo è un capitolo che mi incuriosiva moltissimo perché non si ha mai l'occasione di mangiare ricette del Nord America (o forse il burger di pesce e le chips mangiate in una nota catena di fast food lo è?). Così mi son fatta tentare dallo sformato di aringhe del Canada (tralasciando buffalo wings perché a base di pollo, white omelette...proprio tipo a casa mia..uova, formaggio, spinaci...e le acciughe ripiene del Canada).
Insomma, il menu di piatti unici a 8 euro è davvero tentatore. Con una birra arrivi a 11 euro e se sei in compagnia anche con una bottiglia di vino (a 14 euro un gewuerztraminer) non arrivi molto oltre. E la materia prima, a quanto detto, è di qualità.

A dir la verità di questo Malazeni quello che non mi convince è proprio l'arte del cucinare. HO avuto come l'impressione che i piatti fossero cucinati un po' alla buona. Un po' da principianti che non sanno dosare bene. Che poi la mia frase è opinabile perché nella cucina povera, ad esempòio il pane, è un alimento usato in gran quantità. Però credo che un ristorante non debba calarsi in un film neorealista e ricreare tutto e proprio tutto. Mi spiego. Il mio sformato era direi un 90% di pane e un 10% di aringhe che insomma...non costano tanto. Concepito come se ci trovassimo davvero in tempi duri e il pesce fosse da razionare. E il pesce in salsa di pinoli era un monopiatto scarsissimo...che se mi trovavo davvero agli stenti, dopo svenivo. L'uso del pane, del prezzemolo, dell'aglio e di questi pesci più poverelli ma assolutamente deliziosi è fatto in gran quantità. Ma credo il Malazeni si debba rodare meglio. Sono disposta a spendere due euro in più (10 invece di 8) piuttosto che riempirmi di pane che al primo giro era divino, pane di patate fantastico, mentre al secondo giro era un po' gommoso e vecchiotto.
Credo che la cucina povera ti debba un po' arrivare al cuore coi suoi sapori poveri ma forti e avvolgenti benché frutto di acrobazie culinarie. E mi pare che sia un po' una tendenza bolognese (forse di tutta Italia) del momento quella di installare ristoranti dentro ai bar e con questa scusa proporre prezzi bassi ma piatti dal braccio corto che poi devi prenderne due per soddisfarti e farne uno, pagando di più.
L'idea è forte, ma va lavorata meglio. In fondo la doppia scelta di bar e ristorante richiama anche due pubblici diversi, e mi sa, con esigenze molto diverse.




(lo sformato di aringhe del Canada)

Commenti

  1. Salve, sono Christopher di Macchine Alimentari ! Ho visto il suo blog tramite la sua partecipazione al concorso e devo dire che è ben fatto quindi ho pensato di aggiungerlo al mio aggregatore di blog di: ricette, cucina, cuochi e barman, il quale sono convinto che porterà parecchi visitatori al suo blog ;-) lo può vedere a questo indirizzo: www.macalit.it/blog


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    Se le dà fastidio me lo dica che non c'è problema e lo rimuovo immediatamente ;-)


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    I miei più cari saluti
    Christopher

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  2. lo sformato di aringhe è davvero interessante...

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  3. @Christopher
    Beh, grazie mille. perfetto per il link...io ho incollato il codice html ma non esce il banner...qualche suggerimento?

    @Lefranc
    la ricetta è super interessante...lo svolgimento un po' meno...sto cercando la ricetta da qualche parte o ricorrerò alla fantasia! qualcuno ce l'ha?

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  4. ciao Bea,

    sono stato al Malazeni un paio di settimane fa e ho assaggiato una ricetta Islandese con dei medaglioni di merluzzo prima bollito e poi impanato e reso croccante fuori...Era veramente buono se non fosse stato affogato di cipolla per renderlo più morbido all'interno...

    Ho sentito che fanno un corso di cucina il sabato mattina che parte il 20 Febbraio...Penso di andarci.

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