giovedì 29 gennaio 2009

Ramen da gatti al Future Film Festival


La letteratura è piena di titoli intrigati col mondo culinario. Il cinema non è da meno. E da oggi si aggiunge, al mondo visivo, un nuovo divertente film che ci insegna come fare la zuppa giapponese, altrimenti conosciuta come Ramen. Il film in questione è "Pussy Soup-Neko Ramen" di Minoru Kawasaki. Io l'ho visto oggi pomeriggio al cinema Odeon, all'interno del Future Film Festival ma chi è interessato lo può ritrovare domenica alle 22 al Cinema Europa in via Pietralata. E' la storia di un gattino di pelouche che non vuole seguire le orme paterne e diventare una star della tv, un idolo di superficialità. Vuole emanciparsi dal ruolo di figlio incapace e quando lascia la casa del padre, molto aggressivo ed esigente, finisce in mezzo a una strada, soffre la fame...e sostanzialmente è incapace di fare qualsiasi cosa poiché non gli hanno insegnato nulla a casa, riguardo la sopravvivenza. Il gattino bianco troverà un lavoro in un chiosco di Ramen...e le avventure non saranno di certo finite.
La cosa intrigante, oltre la storia del gattino parente stretto di Hello Kitty, è che in questo film ci viene mostrato come si prepara una perfetta zuppa giapponese. Da quali zone specifiche dell'isola arrivano le materie prime di alta qualità. Come si taglia la carne, come si scolano i noodles, come si serve.
Da Wikipedia: "Il ramen è un tipico piatto giapponese (ma di origini cinesi)a base di pasta giapponese nel formato di tagliatelle o spaghetti serviti in brodo di carne o pesce. Nel brodo sono messi gli spaghetti, insieme a uova e pezzi di carne di pollo o maiale e molluschi, accompagnati da vari tipi di verdure cotte o crude. Possono avere varie decorazioni, e ogni regione ha una propria ricetta per cucinare questo piatto tipico".
Beh insomma, il film è anche in buona percentuale demenziale...ma le scene di cucina e le parti dove recitano anche veri gatti...meritano la visione!
Nel frattempo sto cercando una buona ricetta per cucinare il ramen...ne avete una?

mercoledì 28 gennaio 2009

La spigola o la cotoletta? Un pranzo da Console & Co.

La sala è molto "notturna" perché non particolarmente baciata dalla luce. Ma tutta l'atmosfera, coi divanetti viola che danno un tocco retrò in un bel contrasto cromatico con le tovaglie crema e materico con le seggiole in legno scuro, è raffinata e intima. Console & Co. in via Sant'Isaia 4/b-c, è un ristorante sotto il porticato, alla fine di questa bella via del centro cittadino, dove pranzare o cenare potendo scegliere tra un menu ben equilibrato tra piatti di carne e di pesce e tanti primi che sanno di genuino. Ci sono arrivata invitata da Bea che, dopo avermi iniziata al Cafè du Midi di via Porta Nova, uno dei suoi ristorantini di riferimento, mi ha invitata al Console...aperto qualche mese fa proprio dai proprietari di Cafè, che nel frattempo hanno venduto il loro primo locale a nuovi gestori...molto accorti e gentili. Quindi prossimamente andrò a testare personalmente la nuova era del Cafè du Midi.
Per il momento restiamo tra i fasti (eh sì... mi viene in mente proprio un cafè chantant da pennellata di Lautrec ma naturalmente più moderno...anche un po' locanda urbana) del Console & Co., tra le pareti da cui ci guardano celebrità in bianco nero: da Keith Haring a Lou Reed, dalle fotomodelle mito agli attori italiani come Giannini. Tanto per far intuire il proprio immaginario. Abbiamo mangiato proprio bene e abbiamo goduto di un servizio rapido, premuroso ma non invadente.


Bea, la mia inviata nel mondo delle carni, ha optato per la "cotoletta della casa"...cotoletta petroniana con formaggio ma riveduta con pomodorini. Io per il piatto del giorno...branzino in crosta di patate. Delicatissimo!


Il menu offriva una vasta scelta: antipasti come cozze e vongole, carpaccio dello chef, insalata di pesce con gamberi. Tra i primi vermicelli alle veraci, bavette con seppioline e radicchio, tagliatelle alla bolognese, tortelli con bresaola e formaggio, gnocchi della casa, rigatoni al pachino e bufala. Per secondo frittura mista, spigola a piacere, petto di pollo, agnello. E poi tanti dolci della casa. I vini alla prossima cena...a pranzo non bevo mai!
Ah...dimenticavo il bagno...rosa confetto...molto romantico e pulito!


giovedì 8 gennaio 2009

Cercasi disperatamente cioccolata da Eataly







Devo essere io. Non avrà aperto nemmeno da un mese Eataly in via Orefici 19, siamo al 7 gennaio e quindi quando ha inaugurato, era dicembre. Una settimana dopo vado a visitare questo regno della lettura e dell'enogastronomia ricavato nel centro della città da un ex cinema porno, l'Ambasciatori che più in là nel tempo era stata una chiesa (e dentro ancora se ne vedono le tracce) e chiedo una cioccolata. Tra l'altro c'era tanta tanta gente e non si trovava da sedere. Meglio così dunque come è andata: il barista mi risponde che loro la cioccolata non la fanno.
Rifletto: "cavoli, nel nuovo regno dell'enogastronomia bolognese non fanno la cioccolata...però". Poi torno oggi sempre per questa benedetta cioccolata e mi dicono che sarà pronta tra circa 20 minuti...perché è fredda. Morale della favola, io questa cioccolata alla gianduia che si beve al bicchierino (un euro) non l'ho ancora provata. Infatti, visto che non volevo stare tutto quel tempo ad attendere anche perché da lì a poco scattava l'ora aperitivo (anzi, essendo già le 19, ero praticamente già scomunicata) mi son presa un caffè macchiato. E anche lì, alla richiesta della barista che voleva sapere quale qualità sceglievo, quando ho risposto...quella rossa...lei mi ha guardata strana, come se non capisse. E io: ma sì, quella che vendete anche, avete la rossa e la gialla o crema. Ma lei niente. Poi il suo collega le ha dato una dritta: vuole lo "special bar". Lei non aveva messo in relazione le due cose. E questa è un po' la caratteristica di Eataly appena aperto...che la gente che ci lavora è giovane giovane e insomma, forse anche istruita dalla direzione ma di suo non proprio attenta ai dettagli. Ma crescerà...




martedì 6 gennaio 2009

Una cioccolata al Season e una all'Opera Caffè


Sono proprio rattristata quando trovo dei bar molto carini gestiti da persone poco cordiali e accoglienti. Ma non posso troppo interrogarmi sul perché e percome. Credo che a Bologna sia abbastanza frequente e che sia dovuto al grande spirito commerciale di questa città che però latita un po' sul sentimento...Trovare bar e ristoranti belli non è difficile. Più arduo è trovare vera eleganza di modi e di cuore. Nonostante ciò vi voglio raccontare del Season Cafè in via Emilia Ponente 6 e dell'Opera Caffè e Tulipani in via Alessandrini 7.
Il primo è fuori dal centro, sulla strada che dopo l'Ospedale Maggiore (via Emilia Ponente) volta a sinistra verso l'asse attrezzato o verso la tangenziale. Una buona idea almeno per vederlo da fuori? Magari siete a Bologna e volete fare un salto da Sotto Sotto, l'outlet che sta a Casalecchio di Reno (sotto il ponte appunto) e che propone designer molto molto interessanti. Generalmente ha cose molto carine, accessori e scarpe compresi. Ma appena dopo le feste (vedi natale, befana ecc) si può benissimo evitare. E' sorprendente il concentrato di roba brutta che offre alla clientela!!! Anche se, con il lanternino, potete trovare sempre il capo inaspettato.
Quindi, siete in shopping gita e guarda guarda passate accanto al Season. Un bar davvero unico nel suo stile, perché è stato ricavato da un negozio di materassi. Il suo aspetto esteriore è quello di un gioiello architettonico anni settanta che, man mano che crescevano attorno i palazzi, è diventato una bizzarria con tutti quegli spigoli in fuga verso il cielo, tutte quelle vetrate che aprono al curioso la sua intimità.

Mi scuso subito con voi lettori per le foto dedicate al Season...ma le ho fatte tipo ladro. Quelle in esterno di giorno. Un giorno che il bar era chiuso e quindi potevo sentirmi in piena libertà. Quelle in interno come potevo. La signora o signorina che gestisce il caffè penso mi avrebbe fatta scomparire volentieri il giorno che ho messo piede nel suo spazio. Già dal momento in cui sono entrata al Season, mi ha guardata con sospetto. Come dire..."che cavolo ci fa questa qui oggi nel mio bar?". Lei era sgoduta e avrebbe sicuramente voluto chiacchierare solo coi suoi amichetti. E per nulla al mondo affrontare la cioccolata in tazza che mi ha servito dentro una tazza appoggiata su un piattino con incrostazioni preistoriche. Cavoli....che tristezza. E devo dire la verità. Non è la prima volta che vado al Season e che c'è questa signora sgoduta. Lei è sempre sgoduta. E non solo in questa particolare giornata in cui si ritrovata svarionata perché, come ha raccontato ai suoi amichetti, aveva bevuto una vodka lemon la sera prima.
Comunque, nonostante il servizio scarso, il Season vale la pena una visita. Al piano terra potete sedere sugli sgabelli bianchi che sono praticamente ad altezza strada: quella che vi passa davanti e porta all'asse attrezzato verso nord. Al secondo piano ci arrivate col montacarichi e la sera potete anche mangiare. Tavola fredda. La qualità non posso assicurarla comunque.

Ecco magari il consiglio che vi do è questo: fermatevi per un caffè, parcheggiando nella strada interna che porta anche al Best Western Hotel, vi fate un giro e tanti saluti!
Altro bar da segnalare per la sua bellezza esteriore e bruttezza interiore è poi l'Opera Caffè e Tulipani. L'interno ci riporta nella Provenza più romantica. Con sedute e tavoli in ferro color crema, tanti cuscini, anche un pianoforte e una verandina che dà sul canale di Bologna, sul Navile. La scelta di torte e pasticcini, come anche di primi e insalate per il pranzo è molto buona e i prezzi eccessivi. Quindi andateci ma evitate di parlare o chiedere troppe cose alla bionda signora che gestisce il bar...ha sempre un muso tirato da cane bastonato che insomma...non incoraggia a tornare. E infatti io ci vado circa ogni sei mesi...

The Mall e il fagiolo zolfino


Tempo di ritorno al lavoro...con un pieno di gite fuori porta però. Cose da fare non lontanissimo da Bologna nei giorni liberi...Non lontanissimo può voler dire ad esempio gita di 130 chilometri alla scoperta di The Mall, un superfashionista outlet a Incisa, una mezzoretta da Firenze, dove, tra Pucci, Bottega Veneta, Yamamoto o Marni scontati del 70%, la vera sorpresa è il ristorante dove il protagonista è uno solo: il fagiolo zolfino!
Un ristorante al secondo piano, sopra la caffetteria da una parte e il negozio dove acquistare specialità e vini, che ricorda le terme meravigliose di Merano. Materiali caldi e chic, design pulito , tavoli da due o quattro persone e tavolo "socializzante" con vista sulla collina che avvolge i vari edifici dell'outlet... Qui il concetto non è quello di ricreare una cittadella medievale o un paesino altoatesino, l'unica vera cosa personalizzante è il paesaggio che ingloba The Mall, una meravigliosa campagna che sembra uscire da un quadro vedutista.



Quindi, fare un po' di strada per venire a visitare i templi per fashion victims è anche un pretesto per provare il ristorante e il suo menu dove le cose migliori sono senz'altro le specialità toscane. Tra cui vari piatti con questo fagiolo zolfino, un prodotto tipico dell'agricoltura di queste zone, detto anche fagiolo del cento perché viene seminato il centesimo giorno dell'anno, o fagiolo burrino: un fagiolo piccolo e tondo con la colorazione simile allo zolfo, giallo pallido, che fino a vent'anni fa, come ci informa wikipedia, poteva essere trovato presso poche aziende agricole. Oggi è stato riscoperto e valorizzato fino alla richiesta di riconoscimento IGP, e attualmente se ne producono quasi 20 tonnellate nell'area "tipica" della dorsale valdarnese del Pratomagno a 250, 300 metri ma anche più in alto fino a 600 metri.

Nel menu anche tante zuppe tipiche e la famosa ribollita, esempio di una cucina povera che col tempo è diventata specialità. La ribollita è anche un completo e gustoso piatto vegetariano, essendo a base di pane ammorbidito nel brodetto della zuppa e verdure miste...tutto fatto di resti "remixati" per così dire. Fornitissima anche la cantina, dove, chissà perché, non ci sono bottoglie emilianoromagnole. Prevalenza di vini sudisti e dell'Alto Adige.