martedì 24 febbraio 2009

La regina dei biscotti da caffelatte dell'Antico Forno



Lo so, sono una maniaca. Impazzisco per la colazione e il momento più importante della mia giornata e anche quello dove preferirei non vedere nessuno è proprio quello in cui mi faccio il capuccino "homemade" e apro il sacchettino coi nuovi biscotti o le nuove focaccine da addentare. E ogni giorno faccio in modo di farmi trovare sul tavolo della cucina, robe di forno ghiotte e seducenti.
Altrimenti non vale la pena uscire dal letto.
Da un paio di settimane ho scoperto un nuovo forno in città. E' l'Antico Forno di via Santo Stefano 144/2. Praticamente quasi di fronte al Baraccano.
La signora che lo manda avanti è la regina dei biscotti da caffelatte. E' di Lugo e la prima volta che sono entrata nella sua bottega mi ha illustrato tutte le tipologie di biscotti in mostra dentro ai vassoi di vimini. Biscotti fatti da lei e dal suo staff di fornai. Una meraviglia per me e un feeling istantaneo!
signora in questione è di Lugo e quindi è anche una sperimentatrice di cose romagnole. Insomma, intreccia la gastronomia bolognese con quella romagnola e così, sul versante salato, ha inventato il grissino di piada...e dentro, per chi ama gli insaccati, c'è anche il prosciutto arrotolato.
Il posto è piccolo ma pieno pieno. Giovedì scorso, giovedì grasso, giorno di gran festa...regalava ai clienti tre biscottini. All'Antico Forno ci tornerò spesso. Per acquistare di nuovo i biscotti al burro panna e cacao, quelli con le gocce di cioccolato, quelli con la granella, quelli a forma di animali e quelli caserecci spennellati d'uovo e magicamente friabili. E per assaggiare qualche pane, in particolare quelli integrali.







domenica 22 febbraio 2009

Le Madeleines per la colazione


Per la colazione di questa mattina che volevo speciale, forse per via delle belle giornate di sole o forse grazie a quello stampo in silicone acquistato più di un mese fa che mi guardava con gli occhioni a conchiglia ammiccanti, ho deciso di fare le madeleines. I dolcetti di Proust, per intenderci.
Come prima prova la riuscita non è stata malaccio. La cosa importante è stare ben attenti alla cottura. Poi, non avendo a disposizione una stecca di vaniglia, ho improvvisato con l'aroma di arancio di Paneangeli. Di una fialettina ne ho messo metà....e mi è piaciuta molto la profumazione...
Ecco qui sotto la ricetta.

75 g di burro
2 uova intere+ 1 tuorlo
70 g di zucchero
mezza fialettina di aroma d'arancio
60 g di farina tipo 00
2 g di lievito
2 g di sale

Svolgimento
Sbattere le uova intere e il tuorlo in un recipiente
Nel frattempo fare fondere il burro in un pentolino
Unire l'aroma d'arancio e lo zucchero alle uova sbattute...sbattete tutto per bene con una frusta
Mescolate la farina con il sale e il lievito e versate sulle uova sbattute. A questo punto mescolate
utilizzando ancora la frusta o se preferite una spatola per ottenere un impasto omogeneo
Versate il burro caldo e continuate a mescaolare
Coprite con pellicola, appoggiandola proprio sull'impasto
Mettete in frigo due ore
Accendete il forno a 210 gradi e aspettate che sia ben caldo
Se avete lo stampo di silicone come il mio, non occorre imburrarlo e infarinarlo
Versate l'impasto e informate per 10 minuti...sui 5 minuti abbassate a 170...

Togliete dal forno, staccate le conchigliette e aspettate che siano ben fredde!

Da Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto

Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati maddalene, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto della maddalena. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicessitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale...."

(Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto)







venerdì 20 febbraio 2009

Un pranzo macrobiotico al Punto


Ogni tanto, quando mi voglio bene, vado al Punto, in via Tiarini 1/e, quartiere Bolognina, appena giù dal Ponte della Stazione. Oppure, anche se non decido di volermi per forza bene, che magari lo faccio un po' tutti i giorni senza eccessi, Un Punto Macrobiotico è comunque un ristorante carino per un pranzo sano e leggero. Per staccare e immergersi in 'atmosfera dove il tempo non ha importanza. O almeno, così dovrebbe essere. Però diciamo che per un'ora almeno, la durata di un pranzo, il cellulare sta spento. Vietato rispondere...qui il mondo non può entrare. Un Punto Macrobiotico è un'idea di Mario Pianesi, fondata come associazione nel 1980. Ce ne sono circa 100 e quindi il Punto bolognese è una sorta di franchising dove l'alimentazione è guidata dalle teorie dello yin e dello yang. Pianesi ha realizzato una cucina sulla base delle ricette del libro "Lo Zen Macrobiotico” di Georges Ohsawa. Il discorso è molto lungo, io non sono un'esperta e mi vorrei limitare a raccontarvi la mia oretta passata lì e quel che ho mangiato. Così se avete interesse ad approfondire il discorso potete leggere più cose all'indirizzo http://www.entipubblici.it/personal/paolobondesan/macrobiotica%20che%20passione.htm.
Al Punto ho mangiato un piatto vegetariano con zuppa allegata. Ecco, la zuppa per me era troppo insipida e non me la sono sentita di non osare a chiedere chessò una soia o del gomasio...so che la cosa principale è mangiare cose sane e calibrata nel sale e nei principi nutritivi...ma proprio io non ce la faccio a mangiare non saporito...almeno un po'. E così ho chiesto. Il piatto vegetariano invece, con orzo, verza, ceci e insalata, era abbastanza saporito e gradevole. Ecco, so che bisognava rispettare un ordine per mangiarlo secondo yin e yang...io ho seguito il mio desiderio. Mi è piaciuta quell'ora passata a far chiacchiere con un amico con cui faccio solitamente yoga, al Punto. Nemmeno lui è così estremista e "Puntista". Apprezza il ristorante, l'ambiente, la gente che qui sa essere educata e rispettosa. Beh, come non voler vivere di una dieta umana del genere?
Ah...bevanda cult: il te bancha. Io ho preso un succo di mela bio.
PS: tutto quel che si mangia si può acquistare nel negozietto che precede la sala del ristorante, dove ho acquistato anche le fantastiche noci saponarie...per fare il bucato.

domenica 15 febbraio 2009

Scampagnata con crescentine dai Grillini


Una domenica da urlo. Siamo al 15 febbraio e c'è il sole. E bisogna celebrare. Come? Ad esempio andando a pranzo in campagna. Pianoro e quello che ci sta dopo, sono zone a me piuttosto note. Ci sono cresciuta. Ci passa la mia ainfanzia. Tra boschi, torrenti, scuole ricavate dalla casa del bidello, il Monte delle Formiche con le formiche suicide, il formaggio dei sardi, le galline francesine e le fagianelle...tanti ricordi. E anche la Trattoria Grillini, in via Zena 25. Qui il pranzo della domenica è un rito e ogni volta che ci si capita, come minimo ti becchi un compleanno. E diventi parte della famiglia. I primi sono dei classici: tagliatelle, tortelli, tortellini. I condimenti son noti: ragù, funghi, pomodoro semplice, salsiccia...E poi le fiorentine per chi ama la carne. E infine il trionfo di crescentine con salumi e squacqueorne, sottaceti e volendo, verdure alla griglia. Ma davvero eccezionali, non come la maggior parte di verdure insipide e tirate via. Un pranzo rustico con un bel 10 e lode: alla fine della giornata, ma a dir la verità già un'ora dopo, le crescentine facevano già sentire la loro mancanza! Leggerezza... Pranzo per 4 a base di crescentine e allegati, più un litro di Barbera della casa, verdure e 4 caffè...15 euro a testa.

sabato 14 febbraio 2009

La Nizzarda dell'Ex Forno



Giornata di sole, ma fa ancora freddo. E' sabato e i ritmi si rallentano. Si può dormire di più, leggere i giornali con calma e fare colazione e poi decidere di far pranzo fuori...anche verso le 14,30.
Un punto di sole molto bello in città è quello che porta dal Cassero (sede dell'Arci Gay di Bologna) nei pressi di Porta Lame, al Mambo, il Museo d'Arte Moderna della città, in via Don Minzoni 14. Si costeggia il muretto che si affaccia sul canale da poco riaperto (dicono che prima o poi faranno dei baretti sulle "rive") e si arriva sotto il portico. Qui c'è l'Ex Forno, il bar ristorante del Mambo. Proprio come una città europea! :-)
Ex Forno: un nome che vuole portare avanti la specificità del luogo. In origine era infatti il forno del Pane della città. Ora c'è la sede del museo e quella del locale che è diventato punto d'attrazione per colazioni, pranzi, aperitivi. No cene. A primavera spuntano i tavolini sotto il portico, ma la stagione fredda permette di godersi al meglio gli interni assolutamente vintage con divani, poltrone, tavoli, credenze con una storia. L'atmisfera proprio per questo è molto rilassata e famigliare. Sembra di stare a casa quando si va per pranzo. A mangiare primi, insalate...con prezzi giusti...dai 9 ai 13/14 euro. Il mio must quando pranzo all'Ex Forno, è l'insalata nizzarda. Ricca, ben condita. Eccellente. Acqua gassata San Bernardo e un caffè.
Il posto giusto per un sabato di pranzo tra amiche (un po' alla Sex and The City) ma anche con i genitori o il fidanzato. Ce n'è per tutti! E poi si può scegliere: visita al Museo o visita alla Manifattura delle Arti, che contiene Mambo ed Ex Forno.

giovedì 12 febbraio 2009

Cristalli, coralli, coccodrilli e merletti: ricevere a Bologna


Oggi vi racconterò una storia molto fotografica. Ci sarebbe da raccontare molto, ma vi assicuro, le foto parlano da sole.
Sono stata per un lavoro in una casa-museo. Un concentrato di piacere estetico infinito. Di bello all'ennesima potenza. Con quel tocco di caos appassionato che mi fa sempre un certo effetto. Perché mi racconta di qualcuno che vive con entusiasmo, con curiosità, voracità esistenziale, estro e puro amore. Una signora esplosiva! Queste sono le sue tavole, i suoi cristalli, la sua argenteria, le sue ceramiche. La collezione di teiere, qualche tocco Old England, ma solo per la cucina.
Di lei mi è restata una frase: "E' una gran fatica ricevere. Così lascio sempre queste tavole apparecchiate, le mostro ai miei ospiti e poi li invito a cena!".