sabato 27 febbraio 2010

Col cavolo rosso, in compagnia del formaggio di fossa


Il cavolo rosso o verza viola è una verdura bellissima da guardare. Non penso di essere né la prima né l'ultima che si stupisce davanti a un tale spettacolo della natura. Sembra un pezzo di design optical il suo interno e ogni volta che lo uso ne lascio un pezzo sul tavolo per un po' di giorni perché mi piace guardarlo e mi regala una piccola estasi estetica. Non esagero! Poi, anche cucinato, con quel colore viola che si ritrova o fresco in un'insalata, con quella tonalità purpurea, è una meraviglia.
Così, con tutte queste belle immagini in testa ho comprato al mercatino dei contadini della mia zona, che si tiene ogni giovedì, un cavolo. Perché avevo una gran voglia di una crema buona e benefica. La ricetta penso sia un classicone delle vellutate e il tocco in più gliel'ho dato con il formaggio di fossa e i semi di papavero, una spolverata. Il formaggio di fossa mi è arrivato col pacco che mia mamma mi ha spedito la scorsa settimana da Roma. Ricordate la marmellata di kumquat? Ecco, c'era anche il formaggio che, nella mia regione, Emilia Romagna, viene fatto a Sogliano sul Rubicone ed è memorabile per quel suo gusto dolce-piccante e una morbidezza-durezza che mi piace molto. Con tutti questi ingredienti sul tavolo, ho fatto la mia vellutata/crema.

x 2 persone
250 gr di cavolo rosso
2 patate di media grandezza
mezzo scalogno
1 spicchio d'aglio privato della parte verde
due pizzichi di sale
tre cucchiai di salsa di soya
due cucchiai di olio extra vergine
1 litro d'acqua
due cucchiai di formaggio di fossa spezzato grossolanamente+ 1
un cucchiaino di semi di papavero

In una pentola passa verso l'olio accendo la fiamma e metto lo spicchio d'aglio. Dopo qualche secondo unisco lo scalogno tagliato a fettine. Faccio dorare e unisco il cavolo tagliato a listarelle e le patate tagliate a dadini e il sale. Faccio insaporire le verdure per una decina di minuti e poi unisco l'acqua. Prima mezzo litro. Faccio cuocere finché l'acqua non si è ritirata e poi aggiungo il resto con la soya. Quando le verdure si sono lessate spengo e metto tutto in un contenitore per passarle col mixer assieme a due cucchiai di formaggio di fossa. Ottengo la vellutata che servo con una spolverata di formaggio e un po' di semi di papavero. E accompagno con crostoni di pane abbrustolito. Integrale o bianco.

venerdì 26 febbraio 2010

Pensiero critico tra cibo, vini, libri e moda



Già da ieri mattina, quando è arrivata un'ondata di caldo improvvisa che poi è diventata pioggia e poi ancora sole, mi sto immaginando il weekend. Che qui a Bologna propone in particolare due eventi in sintonia con Apranzoconbea. La città, che spesso noi bistrattiamo perché da certi punti di vista non è il massimo, si sta dando molto da fare sul versante pensiero critico, sostenibilità, informazione alternativa su molte tematiche. Tra l'altro, girellando per lavoro in centro, ho adocchiato due cose carine di cui presto vi parlerò: alla voce biologico, km0 ecc ecc.
Ma adesso parlo di questi due appuntamenti. Uno è su libri e vino e si chiama Critical Book & Wine, l'altro su moda e cibo dal titolo ironico "Modaì", che in bolognese significa "ma dai!", ma pensa te...! Insomma, per Bea c'è da entusiasmarsi!

Ma andiamo a vedere di che trattasi.

Critical Book&Wine è iniziato giovedì al TPO, centro
sociale di via Casarini 17/5 (non lontano dalla stazione centrale) e va avanti fino a domani, domenica 28. Come spiegano gli organizzatori "nasce dal desiderio di connettere produzione indipendente di qualità di chi fa libri o di chi fa vini a momenti di relazione sul tema del consumo critico, quindi consapevole, sensibile, intelligente.". E in questi 4 giorni si potrà riflettere su nuove forme di produzione e di mercato, per cercare l'uscita dal falso binomio tra produzione di lusso per pochi privilegiati e una massificazione alimentare. Quindi libri di editori indipendenti e vino di vignaioli selezionati di varie regioni. Oggi l'apertura è per le 16 (entrata a offerta libera) e alle 17,30 viene presentata la Campagna Genuino Clandestino per la libera lavorazione dei prodotti contadini. Ci sarà Michela Caravita dell'associazione Campi Aperti a parlarne. Alle 19 si degusteranno i vini dell'azienda Ca' del Noce e poi musica e teatro.

Il secondo appuntamento di cui scelgo di parlare è appunto
Modai!, accade dalle 17 alla Pillola 400 in via Algardi, dietro la stazione centrale proprio nel mio quartiere, la Bolognina.
Lo spazio è molto interessante e già ve ne avevo parlato qui. La Pillola organizza molti eventi, tra cui l'Ecole del Rusco , manifestazione dedicata al riuso-riciclo dei materiali a fini artistici ed è stata in Italia tra i primi promotori del co-working. In questa occasione s'inoltra invece nella moda fatta a Bologna proponendo gli stilisti che in città movimentano lo stile con sfumature in alcuni casi e in altri contenuti sostanziali rivolti alla sostenibilità e all'ecologia. Quindi dalle 17 alle 21, sfilate di
Neirami, Lorenzo Noccioli, Ap de.sign, Pesci Pneumatici (la prima foto in alto degli abiti intitolati "Zoom" perché la stessa collezione è per bambine, signorine e signore e cresce in grandezza come una zoomata insomma) e OrologiSilenziosi . Così si chiamano i nostri creativi che arrivano in passerella a Bologna mentre a Milano impazza il circo fashion. E poi c'è una parte food con i collettivi Culinaria e FunkiZdaura, due realtà molto attive e propositive, e la partecipazione di GustoNudo. Tutte le scenografie, come del resto La Pillola, sono realizzate riutilizzando oggetti e materiali di scarto.




Itit, il format americano del caffè italiano

Quando passo per via Zamboni piazza Verdi non è che proprio mi viene voglia di fermarmi a prendere un caffè. Anche questo è un rito che necessita del posto giusto e quasi mai lo pratico tanto per praticare. Quando mi viene la voglia di caffè e sono in centro a Bologna so benissimo dove andare: o da Terzi in via Oberdan, o alla Bandiga dalle parti di via Sant'Isaia, o al SanFranzisko in piazza San Francesco...insomma, ho i miei punti di riferimento. Beh, qualche giorno fa capito dalle parti del Teatro Comunale (largo Respighi/via Zamboni) e ci trovo un bar nuovo! All'apparenza si mostrava come un famoso bar di una famosissima catena americana di caffè dove fanno quei cappuccini malati di gigantismo che mi disgustano. Poi però, entrando, ho dato un'occhiata e ho visto cose fantasticamente italiane in fatto di caffetteria. Cose buone e umane ;-). Caffè, cappuccini, gli immancabili muffin, pastine dolci, qualcosa di salato e da una parte le zuppe ai legumi in contenitori col marchio Itit, che poi è anche il nome di questo caffè che sta appunto in largo Respighi (scusate ma non ho annotato il numero civico, ma comunque ha due vetrine e di fianco c'è il riquadro d'affissione dei manifesti del teatro) e si divide in tre sale con divanetti viola, puff di pelle, sedie di legno e tanti tavoli, un frigo stile pret a manger (la catena inglese) ripieno di sandwich e cose da bere, il bancone dei caffè e delle zuppe. Per ora ci ho bevuto solo un caffè e mangiato un muffin. Mi sembra accogliente e un posto dove potete fermarvi ore e ore che nessuno vi dice niente. La cosa importante, credo, sarà testare il cibo e queste zuppe, che sarà mia prossima missione. Per ora ve lo suggerisco che non vuol dire ve lo consiglio!

giovedì 25 febbraio 2010

Con Grazia in cucina: la marmellata di kumquat




Bene, ecco arrivata la novità nel blog. Con questa ricetta, inauguro ufficialmente Con grazia in cucina, l'angolo delle ricette di mia mamma Grazia. Che abita a Roma e mi manda le ricette via mail e in caso i prodotti via posta. Una strana relazione arcaico-digitale che mi piace molto! Poi quando si specializzerà con le foto passeremo a quelle...ma la merce la pretendo ugualmente! Qualche giorno fa ho così ricevuto un pacco che conteneva varie cose, tra cui questa marmellata di kumquat (non aranci o kumquat ... poi mi domando perché a volte faccio scelte culinarie così bizzarre...tale madre tale figlia) ovvero l'arancino cinese o il mandarino del giappone che potete approfondire qui. Si tratta di una piccola quantità di marmellata, ma del resto i frutti sono piccolini e mia mamma li ha raccolti direttamente dal suo alberello che cresce nel giardino di Roma. Piccoli arancini, piccola marmellata. Grande delizia. Questa conserva è proprio buona e una spolverata di cannella è quella che si merita. Grazia ha lasciato i semini che potrebbero dar fastidio (in caso si tolgono)...a me no!

La ricetta di Grazia
Qualche giorno fa, ho raccolto i frutti di kumquat dal mio generosissimo alberello. Questi frutti hanno un sapore agrodolce e contengono vitamina c.

1 kg di kumquat
400 gr. di zucchero di canna
mezzo cucchiaino di cannella
1 limone spremuto
Prendete una pentola di coccio (usatela esclusivamente per marmellate) mettete
i fruttini, spremete il limone e aggiungetelo con un cucchiaio di acqua. Con un mestolo di legno mischiate spesso la composta spesso (1 ora circa), non si deve attaccare al fondo; poi zucchero e cannella dieci minuti prima di spegnere sotto la pentola mischiando vigorosamente.

Dimenticavo: i kumquat e il limone devono essere non trattati

domenica 21 febbraio 2010

Sfrappole al matcha


Credo che il carnevale sia finito una settimana fa ma vedo ancora sfrappole girar per la città. E sugli scaffali del supermercato ci sono alcune confezioni che aspettano di essere smaltite.
Per me il carnevale non ha mai avuto tanto significato. Forse perché non me lo sono mai vissuta benissimo, sempre vestita da piccola da un triste Arlecchino. E mi ricordo che dicevo, nelle recite,
"Aria di bufera caro Brighella...". Quell'immagine mi fa ridere, ora, a pensarci. E' un ricordo bello. Ma per me carnevale è sempre stato qualcosa d'altro. Ovvero le sfrappole della Nonna Pina. Della mia nonnina originaria di Cesena che faceva ogni anno le sfrappole all'alchermes. E io le mangiavo ingurgitando croccantezze di felicità.
Quest'anno per la prima volta ieri, mi è venuta una gran voglia di fare le sfrappole da me. Ma visto che son sempre in tentazione, ho guardato il matcha sullo scaffale e l'ho messo nell'impasto. Così ho ottenuto queste sfrappole verdoline dal sapore dolce ma non troppo con retrogusto leggerissimo di natura.
Per la ricetta ho chiesto un po' in giro in un paio di forni. Non ho messo l'arancio, come qualcuno mi diceva, e neppure l'alchermes, ma il matcha. Al posto dello zucchero bianco quello di canna. Chissà se mia nonna avrebbe amato. E comunque la sfoglia va tirata sottolina se si vogliono frappe croccanti. Altrimenti e sono più spessine vengono più morbide.


400 gr di farina
2 cucchiai di zucchero di canna
3 cucchiaini di matcha
2 uova + un albume
olio

Unire la farina allo zucchero. Nella fontana mettere le uova e il matcha. Miscelare il tutto inizialmente con una forchetta e poi con le mani e ottenere una palla di pasta da far riposare 10 minuti. Poi tagliare in quattro parti e tirare col mattarello una sfoglia che sarà poi tagliata a listarelle con la rotella dentellata.
A questo punto mettere l'olio in padella e farlo riscaldare. Quando è bello caldo mettere le sfrappole e farle dorare da una parte e dall'altra.
Appena pronte posarle in un piattino con carta assorbente.

sabato 20 febbraio 2010

Si dice in città

E' da due giorni che cerco una cartuccia della mia macchina fotografica dove avevo scattato varie foto per i miei post. Nulla, non la trovo. E purtroppo non mi stupisco...sono disordinata e caotica e magari la cartuccina è finita dritta nel cestino della raccolta differenziata, caduta dalla mia scrivania. Vabbè...
Ma mentre mi arrabatto a cercare anche sotto i piedi del tavolo vengo avvertita di una cosa carina. Sul quotidiano cittadino l'Informazione parlano di me, di Apranzoconbea. Accostandomi a personaggioni. Ma l'articolo è costruito bene: si parla dei grandi e dei più piccini. E a livello locale ha un senso. Quindi grazie a Sabrina Camonchia, giornalista sempre attenta ai trend, grandi e piccini! Una bella sorpresa...che io uso come carosello, finché non salta fuori questa cartuccia cara e deliziosa!

lunedì 15 febbraio 2010

Zuppa dolce amara


Da ieri a Bologna, la mia città, è iniziato questo Green Social Festival, una manifestazione di sei giorni per parlare di ambiente, ecologia, sostenibilità. Spero tanto sia un momento sincero in cui vengano fuori proposte innovativi e fattibili e soprattutto che, tutti questo papaveroni che verranno a parlare, ne mantengano anche un granellino delle parole che diranno. Nella lista degli eventi ne ho visto uno, però, che mi ispira molto. Forse perché è fatto da una persona che da tempo è impegnata su questa tematica, con idee brillanti. E' il preside di agraria della nostra università. Un signore di cui ho già parlato mesi fa in occasione di una bella manifestazione, l'Ecole del Rusco, che propone da anni il tema del riciclo alla base del fare arte e della nostra vita. Andrea Segrè è questo professore che ha lanciato il Last Minute Market e che stasera alle 21 a Palazzo Re Enzo sarà protagonista di uno spettacolo conferenza con Massimo Cirri di Caterpillar. Il titolo è "-spr+eco. formule per non alimentare lo spreco". Prendendo spunto da questa serata vorrei proporre una ricetta di mia mamma, una signora che da decenni pratica la sostenibilità zitta zitta ...anzi ad alta voce in famiglia, tanto che un pochetto a noi figli ci è entrato nella testa. Non è che bisogna andare in giro a farsi belli di queste azioni. Già se il messaggio attecchisce tra le quattro mura di casa è un bel successo! Tenendo soprattutto conto del fatto che nessuno è profeta in patria, per di più una mamma con dei figli adolescenti!! e invece guarda guarda... Così oggi pubblico questa ricetta che mamma Grazia* mi ha mandato la scorsa settimana, e visto che è ancora tempo di zucche almeno fino a marzo, si potrà ben praticare. Per illustrare la ricetta non ho una foto, perchè Grazia, dopo aver scoperto le meraviglie della rete, dovrà esplorare anche quelle della fotografia digitale e la sua spedizione via email!

Zuppa dolce amara
una busta di insalata mista scaduta da uno o due giorni
pizzico di sale
acqua da far bollire
passata di zucca (la ricetta la trovate qui )
qualche fettina di tofu tagliato sottile

....abbiamo in casa una busta di insalata mista scaduta da un giorno o due.....non gettiamola; la utilizzeremo in pochi minuti così: mettiamo la nostra insalata ben lavata( sapete che dovete lavarla anche se la dicitura vi dice che è già lavata) in due dita di acqua appena salata, tempo cinque minuti dall'inizio del bollore. Scolate la verdura passatela nel passaverdure, mettetela nel tegame di coccio e aggiungete la passata di zucca, fate cuocere altri dieci minuti e aggiungete tofu tagliato a velo. Buona zuppa e anche il vostro stomaco ve ne sarà grato!

*Grazia è una signora bolognese di quasi 65 anni che vive nella campagna romana dove coltiva il suo bellissimo giardino e le sue passioni legate da sempre alla cucina naturale e al vivere sostenibile, sperimenta sempre cose nuove che poi propina alla famiglia. Anche se alla fine sono gli animali che le danno maggior soddisfazione!

giovedì 11 febbraio 2010

Jap mania, è kaiten sushi


Qualche sera fa sono andata a vedere un film da vera (qualcuno direbbe) cinephile. Si tratta di Agente Lemmy Caution, missione Alphaville di Jean-Luc Godard. Ma non in questa versione qui, bensì versione muta con sottotitoli per dar voce invece alla musica del jazzista newyorkese William Parker con la sua compagine Double Quartet e la voce di Cristina Zavallone (brava, bravissima). Quindi film e accompagnamento musicale. Il che è incredibilmente giusto per questa pellicola visionaria che mentre la guardavo mi faceva pensare a un fumetto in b/n dove mancavano solo i puff-bang-sdong e le nuvolette. Eddie Constantine così duro e mascelloso, un vero cool man e Anna Karina, dolce, insicura un po' psycho. Una coppia perfetta dove sarà lui a far scoprire a lei cosa significa amare (interessante). Ma insomma, questo film di fantascienza noir che ha aperto una lunghissima rassegna al cinema Lumiere di Bologna parlava della dittatura technocratica della città immaginaria di Alphaville, di tecnologie che uccidono l'anima, di uomini robotizzati nei sentimenti cui è vietato piangere: pena la morte. Macchine e ancora macchine. E insomma, qualche sera dopo, quando faccio la mia entrata da Miyako, il nuovo ristorante giapponese di Bologna in via Marsala 3/A, traversa della principale via Indipendenza, mi scatta la fantasia. Perché è arrivato in città il primo esempio di kaiten sushi ovvero il sushi sul nastro trasportatore, detto anche sushi-go-round. Una catena di montaggio composta da: chef che preparano tanti assaggi di cucina asiatica, mani che li mettono sul nastro, il nastro gira, le mani dei commensali seduti attorno acchiappano finché i piattini tornano alla base e ricominciano il viaggio cui costantemente si aggiungono nuove delicatezze.
Quindi la mia visione è stata assolutamente alphavilliana però con il colore di tutti questi piattini che velocemente si ammassano sul vostro tavolo e creano chiazze pop divertentissime.
Ecco la vera novità in città che si va a inserire da vincitrice nella jap mania che ha invaso la città.
Tanti cinesi trasformati in giapponesi i cui proprietari sono ancora cinesi. E dove si mangia...beh...,dipende molto.
Questo kaiten sushi mi è piaciuto. La cosa buffa è che, la prima volta che ci si va, si è portati a mangiare tutto e subito. Sarà perché c'è un prezzo fisso di 18 euro la sera e 15 il giorno (mangia quanto vuoi e paghi il bere a parte) fatto è che in 20 minuti sei satollo e non ce la fai più. E naturalmente in quell'arco di tempo il tuo unico pensiero è mangiare, il che rompe qualsiasi conversazione o interesse extra cibo. E' troppo divertente pescare i piattini dal nastro e vedere tutte le novità in arrivo. Perché non c'è solo sushi ma tante altre cose, zuppe, spiedini di pollo, manzo o gamberi, verdurine, frutta, dolcetti, crocchette di patate, tartare di salmone, tempura, ravioli di carne o pesce (non i gyoza...anche qui si cade nella cineseria del raviolo).
Insomma, il mio consiglio è di non andarci col fidanzato o la fidanzata appena conosciuti, perché non è particolarmente romantico, ma tanto da "cazzeggio". Irresistibile. E infatti è già stato preso d'assalto da under 20. Ma va bene così. E comunque meglio prenotare. 051230253. E i bambini fino ai 12 anni, metà prezzo.

lunedì 8 febbraio 2010

Budino di riso nero e latte di cocco



Ho definitivamente constastato di aver perso molte foto fatte in questo splendido viaggio. In particolare quelle fatte al mercato di Ubud. Quindi spezie, visioni estatiche di spazi colorati e iperabitati (da cose e persone), il rito delle offerte domenicali, splendide donne sorridenti e meticolose. Certi sguardi, sorrisi, ceste infinite piene stracolme, frutti deliziosi e verdure mai viste, rimarranno ben impressi nella mia memoria. Arghhhh. Fortunatamente però, mentre le foto non posso ricostruirle, il cibo che ho mangiato posso ricrearlo. Ed ecco che arriva la terza ricetta, molto semplice e gustosa, da fare con ingredienti che in qualche negozio asiatico si dovrebbero trovare senza troppa fatica. Io ho comprato tutto (a parte la vaniglia presa là e lo zucchero di palma, sostituibile con quello di canna) vicino a casa. Il riso protagonista della ricetta è il riso glutinoso, che, nonostante il nome, non contiene glutine e diventa appiccicoso quando si cuoce, ma è mangiabilissimo dai celiaci. E' usato in Asia per i dolci ed è delizioso anche cotto dentro foglie di banano.
Con questa ricetta chiudo il mio diario balinese e quindi decorerò questo post con un po' di immagini sparse. Che parlano di Ubud, il centro artistico di Bali. Di Kintamani dove c'è il Monte Batur, il vulcano attivo, e la temperatura scende di almeno dieci gradi (ho incontrato anche un signore con la giacca di montone). Qui si dorme con pochi euro e per poche ore, perché una delle missioni principali dei turisti più volonterosi è quella di fare trekking verso il cratere per vedere l'alba: partenza alle 4 di mattina, arrivo alle 6 per l'alba. Chi ha la fortuna di una bella giornata vede uno spettacolo. Chi come me capita in un giorno un po' così (ebbene sì, esistono anche in questa splendida isola i giorni orridi!!!) vede solo nuvole! E se si fosse portata un maglione più pesante e delle scarpe vere da trekking avrebbe fatto meglio! ;-) Tra le foto qualche immagine di ballerine di Legong, ballo accompagnato dalla musica gamelan e caratterizzato da complicati movimenti delle dita; immagini da un funerale di una vecchia signora di famiglia nobile; le scimmie della monkey forest di Ubud, qualche tramonto in varie location; ambienti carini e cibi mangiati.
Prima, però, ecco la ricetta. Amata sull'isola per colazione.

Budino di riso nero e latte di cocco
200 grammi (1 tazza) di riso glutinoso nero
150 grammi (3/4 di tazza) di riso glutinoso bianco
6 tazze d'acqua
2 goccia di estratto di vaniglia (io ho messo mezza bacchetta di vaniglia e a Bali usano una foglia di pandano annodata)
50 grammi (1/4 tazza) zucchero di palma o zucchero di canna
1/2 tazza di crema (latte) di cocco

Lavare i due tipi di riso finché l'acqua non è pulita e poi lasciare una notte a riposo.
In una padella dal fondo spesso si mette il riso, l'acqua e la vaniglia a bollire a fiamma media, mescolando ogni tanto, per 40 minuti. Quando la consistenza è quella di un budino si toglie la stecca di vaniglia (se si è messa9, si aggiunge lo zucchero e si mescola finché si è sciolto. Si riduce la fiamma e si mescola per altri 5 minuti. Si divide nelle ciotoline e quando si serve si versa sopra la crema di cocco.

suonatore di orchestra gamelan
tramonto a Kuta

danzatrici di legong
uomo al funerale col sarong della festa

chi porta il feretro
il lago Batur sotto il vulcano
Casa Luna, Ubud

mamma e pargolo sotto il vulcano

preparazione per la lezione di teatro
pandanus pancake, effetto matcha

croccanti involtini ai gamberi con salsa

mamma e pargolo, Monkey Forest, Ubud

spazzina, Monkey Forest, Ubud

peperoncini vulcanici, Monte Batur

involtini di gamberi in foglie di banano

tanti buoni mangiarini offerti al tempio


risaie all'alba sotto il vulcano, Kintamani

il tè al Cornershop di Seminyak

giovedì 4 febbraio 2010

Tempeh manis alla balinese


Tra un diario e l'altro, che ancora mi mancano un bel po' di foto del viaggio balinese con prelibatezze mangiate e meraviglie viste, mi cimento in quello che ho assorbito dai pranzi e le cene consumate. Anche se, a dir la verità, un bel corso di cucina a Ubud, con visita al mercato, mi ha aiutata molto a chiarirmi le idee e a capire tante cose. Mi rendo conto di non essere nata imparata, e allora visto che mi piace, vado a scuola e imparo. Non sono mai stata così brava nemmeno ai tempi delle scuole vere e obbligatorie, eh!
Il corso l'ho fatto appunto a Ubud, al ristorante Bumbu Bali che si trova di fianco al Puri Saren, ovvero il palazzo imperiale dove 3/4 camere, appartamenti con veranda in puro stile balinese nel mezzo di un magnifico giardino tropicale (sfarzoso, naturalmente) sono riservate ai turisti. Il resto del palazzo è abitato dalla famiglia del re che è morto anni fa e che dagli anni Novanta non aveva più comunque poteri. Come tutti i re di Bali. Io ho soggiornato qui ed è stato interessante per vedere la città da un punto di vista centrale e sentire un po' l'atmosfera dei tempi passati, grazie soprattutto ai racconti di Agung, il governante ottuagenario che ha lavorato con il re e...chissà se andrà mai in pensione.
Le mattine che sono stata lì lui mi portava i fiori freschi dal giardino di casa sua...;-)

Allora questa ricettina, tempeh manis, l'ho imparata a scuola. La versione vera è con le noccioline...che io non avevo. Ho sostituito con semi di zucca. Se inoltre li trovate potete mettere i pesciolini secchi (io ho usato il porro) che si trovano nei negozi asiatici e qui il riferimento è sempre Asia Mach, per Bologna. Il tempe, che si ricava dai fagioli di soia gialla, è come il tofu: zero saporito. Ma assorbe il sapore di ciò con cui lo cucini. E il tempeh, con questa sua predisposizione al croccante (fritto sembra appunto un croccantino) è delizioso da mangiare.

250 gr di tempeh
1 tazza di noccioline (semi zucca)
1/2 tazza di pescetti secchi (porro a fettine)
2 cucchiai di zucchero di palma (zucchero di palma o sciroppo d'acero sono buoni sostituti)
3 spicchi di aglio
2 peperoncini rossi freschi
1/2 cucchiaino da te di sale
1/2 cucchiaino da te di pepe
olio di girasole

Tagliate il panetto di tempeh in striscioline. Friggete il tempeh coperto di olio (girasole va benissimo, se avete un wok o una padella stretta e lunga è perfetto) finché non diventa marroncino. Togliete e mettete da parte.
Friggete le noccioline o i semi di zucca e mettete da parte
Friggete i pescetti o il porro e mettete da parte
Friggete l'aglio a pezzetti e i peperoncini a pezzetti
A questo punto, eliminato un po' d'olio rimettete sul fuoco, aggiungete sale e pepe, poi il tempeh, le noccioline, il porro. Infine lo zucchero che dà un buon sapore e consistenza caramellati. Ancora un paio di minuti saltate sul fuoco e togliete.

Questo piatto l'ho mangiato con un'insalata di rucola e pomodori. Ah...il giorno dopo è ancora più buono!

Agung


lunedì 1 febbraio 2010

Al mercato di Kerobokan, diario balinese #1

Avevo promesso un po' di reportage balinese. E sono in un ritardo pazzesco. Ma la settimana passata, tra ArteFiera (che noi a Bo ci abbiamo la grande kermesse d'arte) e il festival del cinema del Futuro (Future Film Festival) ho avuto un sacco da lavorare, correre di qua e di là. E confesso di aver anche mangiato maluccio in quelle sere. Spizzicato cose, tra un vernissage e l'altro. L'apice l'ho raggiunto mangiando cioccolata da una porta (era buona! non c'è che dire) che era un'installazione d'arte! Non fa testo venerdì a cena, che ho mangiato a Casa Monica, uno dei miei ristoranti bolognesi preferiti. E proprio per questo - perché lo adoro- ancora non ho postato nulla a riguardo.
Comunque eccomi finalmente con una parte di reportage.

BALI prima parte
A Bali ci si sposta in motorino. O in macchina. Scordatevi di andare a piedi in giro. A parte che tutti i taxi-taksi che passano (tantissimi!!!) su e giù per le vie dell'isola, non vi daranno pace suonando per richiamare la vostra attenzione. Ma che ci fate a piedi in giro??? poi visto che Bali è mica piccolina, le distanze sono ampie. La macchina non l'affrontavo, non avevo nemmeno la patente internazionale e così alla fine ho optato per un motorino "Mio". Ma a dir la verità l'avrei evitato. Le strade e la viabilità a Kuta, dove stavo dai miei amici, mi sembravano un inferno. La via principale è un gran casino e per di più non esiste un codice stradale. I sensi di marcia sono British Style e il turista ha sempre torto. Perchè per i "locals" la storia è la seguente: se tu straniero non venivi qui questo incidente non succedeva". Così ho chiesto aiuto a un po' di santi di mia conoscenza e mi son messa in strada. Una paura che si è presto trasformata in possibilirà! Infatti grazie a questo sono arrivata in tanti posti, tra cui il mercato della frutta di Kerobokan, a nord di Kuta, dopo Seminyak, che è un po' la zona amata dagli stranieri, molti australiani, però più posati di Kuta (da me soprannominata Horror Kuta) , dove il turismo è proprio Riccione 15 Agosto. Almeno nelle stagioni più turistiche. Seminyak invece è un quartiere che sta venendo su da un po' di anni, è pieno di ristoranti bellissimi e dal design superlativo e di negozi dove avrei comprato tutto. A Bali c'è una concentrazione di stilisti incredibile. E di designer. Una sera che sono andata a un party da una ragazza giapponese molto simpatica, mi han subito chiesto se facevo la designer. E' così, a Seminyak.
A Kerobokan c'è un mercato della frutta che potrebbe stare bene anche in Svizzera. E' ordinato anche se pieno di cose, colori, situazioni umane. Ma l'ordine è una cosa che mi ha colpito, rispetto ad esempio al mercato di Ubud, molto più incasinato e tanto più meraviglioso.
In questo fruit market c'è anche la parte più casalinga e ci sono vari posticini dove mangiare, in particolare il Warung principale dove lavorano tante ragazze. I piatti sono strepitosi. E la cordialità è un must.



wok a riposo
taglia cipolle




giovane aiutante nel warung (ma c'erano le vacanze per i bambini e lei mi sapeva tanto figlia del capo)


i fiori e la frutta

la signora dei pomodori

bimbi al mercato

la cucina del warung

la signora fa un'offerta

piatti

ananassi

pasar taman sari


cocco e pomodori