domenica 31 maggio 2009

Il risotto di Voghera alla maniera di Anna


Cena della domenica sera a casa di Anna, la mamma di Freddy. Anna è di Voghera, è una casalinga ed è una mente fine e colta e uno spirito libero e dalla simpatia spregiudicata. Arbasino l'avrebbe fatta sparire dalla circolazione pur di difendere il suo modello di massaia diventata espressione comune: la casalinga di Voghera. E forse per questo Anna se n'è andata dalla terra lombarda e sta a Bologna da tanti anni, dove prepara ancora e sempre con cura il risotto alla vogherese.
Le ho chiesto dove l'ha mangiato la prima volta e lei mi ha raccontato di averlo assaggiato a un matrimonio nel 1956. C'era questo primo nel banchetto al ristorante della Certosa di Pavia (per il peperone, a Voghera, era stata una grande annata) e quando tornò a casa dalla madre, le raccontò di aver mangiato un risotto buonissimo. La madre le chiese perché non aveva domandato la ricetta allo chef. Anna rispose che non se l'era sentita. Dopo circa 20 anni, con i bimbi piccoli, era ormai una signora accasata, ritrovò la ricetta su un un numero di Grazia. E ancora quella è la ricetta, con un po' di trucchetti di famiglia applicati, che prepara per le occasioni speciali.

Il risotto alla vogherese di Anna
x 4
1 peperone giallo
1 peperone rosso
1 peperone verde
3 pomodori tondi e maturi
4 tazze di riso Carnaroli (che tiene la cottura)
2 cipollotti
1 gambuccio di sedano
1 piccola carota
un dado vegetale o Vegeta
sale quanto basta
qualche foglia di prezzemolo, basilico e un po' di origano

Iniziare dal soffritto. Far soffriggere un cipollotto tagliato a cubetti, un gambo di sedano tagliato e una carota a pezzetti piccoli.
Scottare i peperoni interi sulla piastra e farli poi raffreddare dentro un sacchetto per il pane, metodo che permette di pelarli facilmente. Tagliare i peperoni a metà, togliere i semi e la listarella interna. Tagliarli a striscioline.
Per pelare il pomodoro a freddo senza scaldarlo nell'acqua passare la lama del coltello sul pomodoro, come accarezzandolo, e poi pelarlo, tagliarlo a metà, eliminare i semini e l'acqua e tagliarlo a listarelle.
Mettere peperoni e pomodori nel soffritto e spolverare con origano, prezzemolo e basilico a foglie intere o tagliate, secondo il vostro gusto.

PER IL RISO
Far friggere un cipollotto tagliato a dadini aggiungere il riso per farlo tostare e sfumare con mezzo bicchiere di vino bianco.
Preparare mezzo litro di brodo vegetale a parte.
Quando il riso nella padella è metà cotto, con l'anima ancora duretta, aggiungere le verdure continuando a cuocere e mescolare, aggiungendo il brodo, per non fare attaccare.

Se piace, a fine cottura mantecare con una noce di burro.

mercoledì 27 maggio 2009

Da Shibuya a Tsukiji, pesce a volontà

Come ultima tappa del viaggio a Tokyo ci siamo tenute Shibuya, il quartiere che più di tutti gli altri conoscevamo per la fama. Per i Love Hotel, per le ragazze di tutte le tribù possibili, per l'ossessione shopping e per Tokyo Hands, un grande magazzino dedicato al fai da te in tutte le sue possibili declinazioni!. Ma non per l'ottimo sushi che si mangia al sushi bar del mall Shibuya 109, il paradiso delle piccole etichette fashion, pieno di ragazzine e scolarette, biondine e ragazze cannella.
Al nono piano la sorpresa, Sushi Tsune, sushi bar che abbiamo scelto per provare almeno una volta a mangiare in un ristoranbte di uno shopping mall, per di più molto glamour. E' stata una bella scoperta per il pesce buonissimo, perché ho assaggiato il chawan-mushi, a prima vista un budino molto "ovoso"al bicchiere ...poi rivelatosi grande specialità, ovvero un pudding all'inglese, un budino a base di latte e uova che si mangia solitamente come antipasto e viene accompagnato da qualcosa di solido posato sulla cima: un gamberetto, un fungo. Il mio aveva una bella incastonatura di, credo, prezzemolo di palude giapponese, mistuba...l'ho capito guardando ieri sera su sky "World Cafè Asia", un programma sulla cucina orientale condotta dallo chef Bobby Chinn, un tipo molto bravo e e anche un po' sbruffoncello...però spiega bene, non c'è che dire. E comunque chawan-mushi è uno strano sapore, cioè normale...ma il fatto è che quando lo vedi ti sembra dolce poi lo assaggi e non è nemmeno salatissimo. Vabbè, ho trovato in rete in un bel blog la ricetta!
Mi sono soffermata sul budino ma volevo dire due cose anche sul sushi shop, che come mi ha detto una signora che sedeva accanto al nostro tavolo, è uno dei migliori di Tokyo e lo chef è anche uno che è andato, se ho ben capito, su Iron Chef, un mitico programma gastronomico jap. Questo posto, ho letto in rete, quando sono tornata a Bologna, solitamente è preso d'assalto con file di mezz'ora, noi siamo state fortunate! E il pesce che vedete dentro gli acquari potete ordinarlo e ve lo fanno in sushi sotto i vostri occhi. Ah, dimenticavo, è Sushi Tsune è pure a buon mercato e potete spendere, impegnandovi, anche meno di 1000 yen.
Dopo questa bella esperienza, nonostante il giorno di pioggia (avevo anche l'impressione di essere a Riccione...) che ha rivelato il trend degli ombrelli di plastica trasparente molto eighties (si acquistano a 100 yen, circa 75 cent di euro, per strada), ho pensato che andare la mattina seguente, proprio prima di partire, a Tsukiji, il grande mercato del pesce di Tokyo, sarebbe stato meraviglioso. Avevo letto che c'era un gran casino, che la gente si spintonava e tenevano i fotografi distanti. Io non ho visto l'asta, ma arrivando alle 6 del mattino ho potuto vedere il taglio dei tonni, la pulizia di enormi moluschi e tutto il lavoro attorno a questo grande centro dal fascino retrò. E non ricordo nemmeno di aver sentito l'odore del pesce...La zona prima di arrivare al mercato è piena di baretti dove cucinano già dalle 4-5 del mattino, ma è importante sapere che la luce (almeno ad aprile era così) a quell'ora è già arrivata!
Ah..dall'Andon Ryokan sono solo 6 fermate da Minowa sulla grigia.
MI piacerebbe sapere, cari amici, quando tornerete, qualche vostra impressione! Buon viaggio.







martedì 26 maggio 2009

Una giornata a Tsukiji, il viaggio finisce qui




Posted by Picasa

Viaggio a Tokyo, seconda parte

E' passato un mese e più dal mio ritono da Tokyo e mi sono ben accorta di non aver mai raccontato la seconda parte del mio viaggio, che poi ne nasconde anche una terza, con cui concluderò domani. Lasciando anche una nuova ricettina jap.

E mi appresto ora a scrivere questa parte perché ho un po' di amici che stanno per partire per Tokyo e mi fa piacere di dar loro qualche dritta che magari seguiranno.

Allora, anche se non si riferisce al primo collage di foto ma a quello qui sotto, vorrei cominciare dal fantastico Ryokan in cui io e Silvia siamo state a dormire. E' l'Andon di Asakusa (il grande quartiere dove c'è il Sensoji Temple) e ci si arriva scendendo alla stazione di Minowa. Date un occhiata al sito perché vi troverete tante informazioni interessanti. Innanzitutto su questo designer ryokan (= locanda disegnata da un famoso architetto) delizioso e supercontemporaneo: all'ultimo piano c'è anche la Jacuzzi cui hanno diritto tutti gli ospiti 25 minuti al giorno. Si spendono circa 30 euro a notte a persona e c'è la possibilità di far colazione a davvero molto poco con lo chef a disposizione che vi prepara una buona omelette! Il quartiere non è centrale ma con la metro da qui a Shibuja, due punti piuttosto estremi, ci si impiega 30 minuti massimo e ricordate che il giornaliero con la Metro Line costa circa 6 euro. Niente male. Da qui al mercato del pesce di Tsukiji di cui vi narrerò domani, ci sono solo 6 fermate con la linea grigia della Metro che parte da Minoiwa. Una passeggiata.
Nella collage in apertura ho invece messo come si mangia ad Akasaka, detta anche Electric City, la città della tecnologia con tanti grandi magazzini solo per macchine fotografiche, ipod, computer ed elettrodomestici e store dove si gioca!!! e si pescano pupazzi come quelli fotografati. E c'è anche il megastore della Sega che quest'anno compie 30 anni. Ecco ad Akasaka abbiamo mangiato ordinando a una macchinetta per cibo a gettoni...ci sembrava molto in tema e il cibo non era malaccio...per nemmeno 6 euro insomma, andata da Dio e qui vinceva più la curiosità che lo spirito gourmet.




A Tokyo, bisogna davvero dirlo, non si muore di fame e se si vuole risparmiare qualcosa ci sono mille occasioni. Mangiando anche bene ma senza pretese di grandi chef ad Asakusa, ad esempio, nei pressi del tempio ci sono tanti piccoli sushi bar e trattorie anche sulla strada dove servono zuppe eccellenti. E tutto quello che vedete in vetrina, ricordatelo, è falso e scolpito nella cera. Sono i modelli di cibo che si acquistano poi nella food street di Kappabashi, una fermata dalla stazione di Asakusa, quartiere dove si trovano spesso bancarelle per strada che offrono di tutto, dolce e salato...lo street food giapponese e i fantastici biscotti venduti in scatole varipinte e meravigliose alla crema di azuki (tipo la nostra crema di maroni).



lunedì 25 maggio 2009

Cibampice e bumbize: la cucina dei Balcani

Bologna è piena di eventi gastronomici sotterranei. Basta seguire le coordinate giuste e arrivi sulle tavole del mondo! E' successo così domenica sera. Su invito di Sandra e Fabio, dell'associazione Kiasma, sono andata a cenare al centro sociale Vag 61 in via Paolo Fabbri 110, trasformato per una sera in un "ristorante" kossovaro. Ai fornelli tre ragazzi sotto i 18 anni di genitori kossovari ma nati a Bologna. A capo dell'allegra brigata lo chef Mirsad che sta per diventare professionista...nel senso che sta per finire il corso di specializzazione. Organizzatrice della serata di autofinanziamento, l'associazione Katun, progetto educativo d’avanguardia che ha come protagonisti ragazzi di età compresa tra i 14 ed i 18 anni di Coop. Attività Sociali e del Quartiere San Donato.
Il menu prevedeva un primo a base di riso al forno (preparato come un risotto, ma poi passato al forno e insaporito con un pizzico di Vegeta che non manca mai nelle cucine dell'est Europa ed è una miscela di spezie abbastanza simile al nostro dado ma non a cubetti...), per i vegetariani feta con pomodori, cetrioli e patate fritte e per i carnivori la stessa cosa con aggiunta di cibampice (carne bovina fatta come svizzera) e cifte (carne bovina arrotolata per il lungo come una salsiccetta). E per finire il dolce: il bumbize!
Ed ecco la ricetta:
BUMBIZE
ingredienti
biscotti comuni (quelli più semplici che si trovano al supermercato vanno benissimo)
latte
cioccolato
scaglie di cocco
Come fare
Sbriciolare i biscotti, mischiarli al latte, fare delle palline, intingerle nella cioccolata sciolta precedentemente, rotolarli nel cocco.





giovedì 21 maggio 2009

La cucina con l'orto

Con l'orto di Stefania e Franco, voglio sottolineare per correttezza. Che mi hanno fatto avere i loro carciofini, belli e mignon, assieme a un mazzettone di ortiche che ho già lavato, bollito e preparato per far le tagliatelle domani.
Anche i carciofini aspettano il loro trattamento speciale e sono alla ricerca di una ricettina...qualcuno ha un'idea e un suggerimento per me?
La cosa bella di questo periodo è di poter dare una linea guida alla nostra cucina seguendo quello che l'orto ci propone. Io non ho un orto purtroppo ma ho un terrazzino. Ancora non posso piantare melanzane o zucchine, ma già la rucola sta venendo su, come del resto odori interessanti come il coriandolo e l'erba cipollina. I peperoncini tondi e diavoleschi sono già altini e aspetto i frutti e sul davanzale c'è la danza delle mente che uso spesso e piacevolmente nei miei piatti. Fanno compagnia alla menta l'alloro, la citronella, il timo e il basilico. Ce n'è abbastanza per inventare qualche buon piatto!
Avanti coi suggerimenti!

martedì 19 maggio 2009

Facciamo Gyoza! I ravioli giapponesi

Per la serie Facciamo! (ho intenzione di chiamarli così i miei umili corsi di cucina per voi cari lettori), ecco la seconda parte della lezione di cucina giapponese: Facciamo gyoza! Ovvero i ravioli giapponesi, importati dalla Cina e molto in voga nel paese del Sol Levante. Sia fritti che al vapore.
La cosa che mi ha colpito è che si fanno con farina e acqua...proprio come la piadina, il mio pane preferito e quello che so fare meglio. La frittura è stata fatta in olio di sesamo e il ripieno, che si può fare con carne di maiale, se mangiate la carne (io no!), è fatto con cipollotti, seitan, zenzero, cavolo cappuccio. Nulla di così strano, vero?

Ecco qui sotto la ricetta, pazientemente trascritta da Bea e dettata da Satomi, come quella degli onigiri.

GYOZA x 4 persone
(Oggi di verdure, Zenzero e Seitan)

Strumenti
1 Pentola alta, misura media
1 Ciotola grande
1 o più stampi per Gyoza
1 o più bicchieri del diametro dello stampo
1 Padella antiaderente

Ingredienti
500g di farina tipo 00
3 bicchieri di acqua
1 cavolo cappuccio
4 cippollotti
1 aglio
Zenzero
Seitan
Sale, pepe q.b.
Olio di Sesamo
Salsa di Soia

Preparazione
Bollire l’acqua
Mettere nella ciotola 500g farina e un poco di acqua calda bollita
Inizialmente mescolare con la forchetta e poi impastare con le mani
Aggiungere piccole quantità di farina e di acqua se necessario
Lavorare a lungo fino a quando l’impasto non diventa morbido (circa 10 minuti)
Coprire con un telo e lasciare in posa (30 minuti).

Lavare cavolo cappuccio (tagliare il fondo e sfogliare) e tagliare finemente
Lavare 2 cipollotti e tagliarli finemente (se necessario lavare altri 2 cipollotti)
Sbucciare e tagliare 1 aglio finemente
Lavare e spellare zenzero e tagliare finemente
Sminuzzare il Seitan (IMPORTANTE: se è troppo umido strizzare bene)
Aggiungere tutto in una ciotola
Aggiungere Sale (1 cucchiaino da caffè)
Pepe (poco)
Mescolare tutto insieme

PER DAR FORMA A GYOZA
Infarinare bene il piano di lavorazione della pasta
Prendere piccoli pezzetti di pasta fresca e stenderla bene con matterello
Tirarla fino a quando diventa sottile
Prendere un bicchiere e tagliare forme rotonde
Inserire nello stampino e farcire di ripieno con un cucchiaino da caffè (scarso)
Chiudere lo stampino
Premere
Riaprire lo stampino e togliere il GYOZA dalla parte della pancia
Riporlo su un piano mobile infarinato

Prendere la padella antiaderente
Mettere un cucchiaio di olio di Sesamo
Scaldare l’olio e friggere i ravioli
Servire
IMPORTANTE: se il ripieno è di carne, una volta fritto appena, aggiungere metà bicchiere d’acqua e coprire con coperchio lasciare cuocere per 4/5 minuti (cottura a vapore).


domenica 17 maggio 2009

Facciamo Onigiri! Cucinare giapponese


Sta accadendo tutto molto velocemente. Da una vita nutro una mega passione per la cultura giapponese. Un mese fa sono andata a Tokyo per la prima volta. Ieri ho fatto la mia prima lezione di cucina giapponese. Occasioni interessanti mi bussano alla porta. Le prendo al volo.
Così è successo che, dopo aver pubblicato un mesetto fa il post sullo shopping di utensili a Kappabashi, la strada gastronomica di Tokyo, l'amica giapponese (splendida soprano) Satomi Yanagibashi, che vive nel mio stesso quartiere, Bolognina, ha scritto un'email a me e Bea dicendo: uno di questi giorni facciamo Gyoza! Si riferiva all'utensile per fare i ravioli cinesi che amano però molto anche i giapponesi. E quindi diremo ravioli giapponesi. Uno stampino tondo di plastica con attorno una specie di frappa che si chiude su se stesso come una mezza luna. Un oggetto che la diverte molto. Così io ho prontamente risposto all'invito ma le ho chiesto ancora di più (da brava italiana insistente): facciamo anche onigiri? Beh, perché avevo comprato anche lo stampino triangolare per onigiri, ovvero la polpetta di riso cotta, ripiena e avvolta nell'alga Nori. Ideale per il pic nic perché si mangia con le mani. No ciotola, no bacchette. E insomma, Satomi ha detto sì!
A questo punto è iniziata l'organizzazione dell'"evento". Satomi ha dettato a me e Bea una bella lista di ingredienti che noi abbiamo acquistato tra Natura Sì e Asia Mach, dove Bea ha acquistato anche lo stampino per onigiri a un prezzo veramente stracciato.
Venerdì la spesa, sabato l'appuntamento, a casa di Bea, nella sua splendida cucina. A cucinare e prendere appunti preziosissimi. A mezzogiorno e mezza abbiamo cominciato a cucinare. Alle tre e mezza ci siamo sedute a tavola. Abbiamo imparato a fare Onigiri e Gyoza. Un procedimento lungo e impegnativo, ma assolutamente divertente e creativo. A cominciare dalla preparazione del riso che va lavato ben bene e poi messo nella pentola, portato a ebollizione (quando il coperchio fa "prot", ovvero sobbalza) e poi lasciato mezz'ora a riposare. Satomi, che ci ha rivelato di essere stata da giovanissima una "ragazza scatola", ovvero una che mangiava solo roba in scatola, ha preparato anche una meravigliosa panna cotta, la cui ricetta scriveremo più avanti. E abbiamo bevuto te bancha. Per ora ecco ricetta e procedimento per Onigiri, che abbiamo riempito con salmone, crema di Umeboshi (prugne) e Okaka, ovvero tonno secco tagliato a pezzettini.
Domani quella di Gyoza.
Buon appetito!

ONIGIRI x 4 persone
(Oggi 3 tipi: Salmone, crema di Umeboshi, Okaka)

Strumenti
1 Pentola alta, misura media, fondo spesso (con coperchio)
1 Padella antiaderente
1 o più stampi per Onigiri
Pellicola trasparente

Ingredienti
2 bicchieri di riso Originario/Sushi
2 bicchieri di acqua fredda
2 tranci di salmone fresco
1 barattolo di crema di Umeboshi (ne useremo qualche cucchiaiata)
2/3 bustine di Okaka
1 confezione di alga Nori (meglio piccola, se la trovate grande tagliate dei pezzetti)
Salsa di Soia
IMPORTANTE: la quantità di riso e quella di acqua per la posa devono essere sempre uguali. Quindi: 1:1, 2:2, 3:3

Preparazione
Versare i 2 bicchieri di riso Originario/Sushi nella pentola
Lavare il riso con acqua fredda corrente (tipo bucato)
Fino a quando l’acqua diventa trasparente
Risciacquare
Aggiungere 2 bicchieri di acqua fredda
Pareggiare il riso nella pentola
Lasciare in posa 30 minuti
IMPORTANTE: la quantità di riso e quella di acqua per la posa devono essere sempre uguali.

Bollire acqua con riso a fuoco alto (con coperchio)
Quando bolle spegnere e spostare su fuoco piccolo al minimo per 20 minuti (con coperchio)
Dopo mescolare e lasciare in posa (con coperchio).

Lavare e pelare i tranci di salmone
Scottarli in una piccola padella antiaderente
Togliere osso/spine
Spezzettarli

Se utilizziamo stampi per ONIGIRI:
Riempire con riso metà stampo
Aggiungere al centro il ripieno
Aggiungere sopra un altro piccolo strato di riso
Inserire coperchio e premere
Togliere coperchio, rovesciare stampino e spingere da sotto l’apposita molla
Avvolgere il riso con alga Nori
Decorare a piacere con pezzetti di alga
Servire
IMPORTANTE. se non utilizziamo stampini, lavorare manualmente le forme di riso all’interno di una pellicola trasparente.



sabato 16 maggio 2009

Il cibo fa spettacolo a Bologna


Oggi e domani tutti i bolognesi appassionati di gastronomia e territorio avranno l’imbarazzo della scelta tra workshop, degustazioni e conferenze. Che testimoniano l’interesse crescente da parte della nostra città verso il fattore cibo.
Questa mattina 17 maggio comincia alle 10,30 presso Procope in via Santo Stefano 164 una giornata dedicata ai canti di tradizione italiana e all’arte di preparare la sfoglia. Il Centro di Arte e Cura della Voce ospita infatti Augusta Capatti, Ilvide Guzzinati, Luciana e Loredana Ruffoni, copparesi, lavoratrici delle campagne, testimoni di un’epoca trascorsa e depositaria di un repertorio di canti che da sempre hanno intrecciato al loro lavoro, tra cui quello del tirare la sfiglia. Il pubblico partecipante dovrà arrivare con la farina "00" e uova, in proporzione di un uovo per 100 grammi di farina, il mattarello, un coltello seghettato e il grembiule.
Sempre oggi tornano le Fattorie Aperte, ovvero 220 aziende agricole della nostra regione che assieme ad alcuni parchi e musei del gusto hanno aderito. Per informazioni riguardanti soprattutto le proposte consultare www.fattorieaperte-er.it.
Domani alle 20,30 alla Biblioteca Renzo Renzi della Cineteca nuovo appuntamento promosso da Consorzio Universit‡ e Slow Food Bologna con l’attore Vito guida d’eccezione al mondo dei formaggi del nostro territorio. Si degusteranno prodotti provenienti da sei aziende in abbinamento a due Albana prodotti da Progetto 1 di Leone Conti di Faneza e dell’azienda Bragagni di Brisighella. Con Vito dialogano i produttori e Cristiano de Riccardis, docente di Master of Food. Costo a persona 18 euro.
Infine sempre oggi dalle 15 alle 22 a Palazzo Gnudi di via Riva Reno 77 "L’alta gastronomia felsinea incontra il Bianco di Custoza D.O.C. in una singolar tenzone a colpi di forchetta". Sedici cantine vitivinicole appartenenti al Consorzio per la Tutela del Bianco di Custoza saranno a Palazzo dove a partire dalle 18,30 inizierà lo scontro tra chef: in campo Marco Fadiga dell’omonimo Bistrot, Mario Ferrara dello Scacco Matto, Marcello e Gianluca Leoni de Il Sole e Massimiliano Poggi del ristorante Al Cambio. I nostri dovranno trovare il miglior abbinamento culinario al vino di Custoza.

giovedì 14 maggio 2009

Food stories: cinque film da non perdere


Dopo quattro giorni rinchiusa al cinema, tornare alla vita reale è stato difficile. Per di più sempre immersa in film sul cibo. Che parlavano di cibo da mille punti di vista. Un arricchimento notevole per la mia passione, soprattutto perché so che molte cose viste a Slow Food On Film la settimana scorsa alla Cineteca di Bologna, difficilmente si vedranno in giro. E' un po' della serie: prendi quel che puoi che dopo resterai a bocca asciutta. Detto fatto.
Ho visto documentari sulla pesca del salmone rosso chiamato red gold
perchè in Alaska la gente vive di questa pesca e vuole continuare a farlo per sempre opponendosi alla costruzione della miniera di rame. Ho visto la storia di un pescatore olandese sui 40 anni che caccia il cefalo grigio e che non ha nessuna intenzione di rinunciare alla sua libertà nonostante la fatica, spesso, che questo lavoro comporta. Questo ragazzone con coda di cavallo e anfibi ci aspettava alla fine del film per offrire cefalo affumicato a tutti.
Ho visto la storia di donne bosniache cui la guerra ha portato via tutto, dedite alla produzione di sottaceti e marmellate con la visione di un futuro di business nonostante il capitalismo avvoltoio alle porte. Titoli su titoli che denunciavano l'imminente fine di culture e colture importanti ma che indicavano anche una strada possibile. Che raccontavano l'amore e l'intelligenza di chi, osando, si è conquistato la felicità.
E poi cinque film che mi son particolarmente piaciuti e che vi consiglio.
Assolutamente intrigante e coinvolgente il documentario della tedesca Antje Christ sui Dabbawala, ovvero i portatori di gavette, dette anche lunch box. Un organizzazione di "pony express" del pranzo a domicilio che in India è diventata molto famosa. S'intitola DAS PERFEKTE CHAOS - MIT DEN DABBAWALAS UNTERWEGS IN MUMBAI e mi ha molto colpita principalmente per il fenomeno in sé e poi per come è stato girato. Seguire questi uomini (5000 per 200.000 pasti da consegnare con percorso dalla casa al lavoro) in bicicletta nel lungo percorso del loro lavoro per le strade di Mumbay, nel casino folle che c'è, deve essere stata un'esperienza unica.
Food Inc. è film inchiesta dell'americano Robert Kenner che domanda ancora una volta a noi consumatori se veramente siamo a conoscenza ddella provenienza di ciò che compriamo al supermercato. L'industria del cibo è una macchina infernale. E questo già ce lo aveva raccontato un film come Fast Food Nation di Richard Linklater. Perché le dinamiche sono sempre quelle di una produzione esasperata per ritmi di vita all'eccesso. In Food Inc si racconta anche la interessante storia del monopolio mondiale delle sementi da parte di alcune multinazionali. Non ne avevo mai sentito parlare, mi ha molto colpito.
Dall'inchiesta e i pericoli che corriamo nell'alimentazionbe a un film che fa sognare. E' Dieta Mediterranea di Joaquin Oristrell, che potrebbe chiamarsi, facendo il verso a Greenaway "The cook, the husband, the lover". Gli spagnoli, in piena ispirazione Ferran Adrià, fanno film sul cibo pieni di magìa, romanticismo, affrontando però anche risvolti sociali inretessanti. Sulla famiglia e l'amore. Ecco quindi questo film di cibo e sensualitò che racconta la storia di Sofia, passione culinaria fin dalla tenera età e amore per due uomini che la adorano. Senza amore Sofia non è ispirata, ma quando la passione entra nella sua vita lei sogna e materializza nella cucina del ristorante. Che, nel film, si dice sia in alcune scene El Bulli di Adrià.
Eccomi arrivata agli ultimi tre film.
Terra Madre di Ermanno Olmi è stato a Berlino e ha vinto un grande premio, è uscito al cinema da poco ed è un film importante. Io ho pianto tutto il tempo. Partendo dal grande congresso internazionale svoltosi a Torino nel 2006 e promosso da Slow Food con gli agricoltori, allevatori, pescatori di tutto il mondo Olmi racconta l'atto della produzione di chi ha deciso di non cedere alla produzione di massa e far da sé.
Per finire "Bottle Shock" di Randall Miller, l'avvincente storia di come il vino californiano Chateau Montelena, negli anni settanta, grazie a un "blind tasting" a Parigi, divenne celebre battendo i vini francesi.
Si chiude con il documentario austriaco Food Design di Martin Hablesreiter, che ci porta nel backstage del cibo. Come si decidono le forme, i colori e persino i rumori di ciò che amiamo. Intrigante e realizzato molto bene tra riprese audaci ed elaborazioni grafiche fantasiose.

mercoledì 6 maggio 2009

Gelati naturali nel parco Angeletti

NON E' PIU' LA GELATERIA MAURITIUS MA SOLO UNA BARACCHINA APERTA D'ESTATE



Il parco di Villa Angeletti è uno dei bacini più multiculturali della nostra città. Un po' come succede a tutti i parchi urbani, di solito. E poi da quest'anno c'è la baracchina dei gelati. Il che rende le passeggiate nel verde ancora più deliziose.
E non si tratta di una baracchina qualisiasi, ma della gelateria Mauritius, quella di via Riva Reno 77 o di via Corticella 192, per intenderci. Che fa gelati buonissimi. La frequentavo spesso quando abitavo dalle parti di Porta Lame. E ancora adesso, se una sera ho voglia di gelato, mi sposto dalla Bolognina e ci vado perché i loro gusti sono sempre un po' intriganti e cremosi ma non troppissimo. Non eccessivamente dolci ma buoni buoni.
Il bello è che non mi ricordo mai i nomi dei gusti perché sono molto creativi...creativi stile anni Novanta, con quei nomi che sottintendono piacere e suggeriscono un po' il mixappeal del gusto.
Ricordo sempre bene il delirium di cioccolata che è cioccolato fondente liquido presentato nel coppone di vetro proprio al centro del bancone, che solitamente si mette nel fondo del gelato e poi sopra il resto.
Solo che quando mangi sei avido e non vedi l'ora di arrivare in fondo per deliziarti con il sapore irresistibile di cestina o cono/incontra delirium.

A Bologna negli ultimi anni sono nate gelaterie eccellenti. C'è un ritorno di cura per questo prodotto che per tanti anni è stato tirato via. Anzi, nessuno ci investiva più nella gelateria. E ricordo quando alcuni chioschi della città hanno iniziato a trasformarsi in piadinerie/kebaberie (plasticosissime però) perché il gelato non vendeva più.
Adesso in certe gelaterie si ha l'impressione di entrare in boutique. Cristalli e specchi ovunque, grafica curata e spesso retrò. Colori caldi, foto alle pareti, packaging per il gelato take away morbido e leggiadro. Un nuovo piacere in città.
E per la baracchina di Villa Angeletti, un nuovo punto d'attrazione in un parco meraviglioso che vale la pena di scoprire. E' in via Carracci, quella via che arriva da dopo il ponte di via Zanardi a destra fino al retro della stazione.