mercoledì 28 settembre 2016

Carta dei vini e menu turistico, la svolta di Nonna Aurora presidio della Bolognina



i tortellini più piccini della città li mangiate in Bolognina

Come ci arriva un australiano di Perth da Nonna Aurora? Gugola "best traditional restaurant in Bologna" e un giovedì sera di settembre si ritrova al tavolo con la tovaglia bianca candida, il piatto fondo bianco coi ricami retrò e quello specchio di brodo giallo oro con paperelle galleggianti, aka i tortellini più piccoli della città. E' felicione come non mai, e non ha nemmeno bevuto un calice di vino. Infatti, da abbinare al mitico ombelico di Venere, ha scelto una birra Peroni. E qui, se fosse un disco, farebbe quel classico suono di solchi strascicati, come quando togli la corrente al giradischi che sta suonando un'allegra melodia. Il ritmo pittorico del nostro quadro bucolico s'è spezzato, il tortellino con la Peroni non l'avevamo ancora visto e il povero Max, oste della trattoria di via Fioravanti, più di tanto non può fare con la persuasione enogastronomica. Nonna Aurora, per fortuna, non esce nemmeno per un respiro, dalla cucina  dove cuoce, frigge, mescola, ore e ore. Il suo cuore è salvo.

venerdì 23 settembre 2016

5 cose da sapere quando stai pensando di prenotare all'Osteria Bartolini

gradella cult (foto dal sito)

Ieri sera sono stata a mangiare nel ristorante più pensato degli ultimi tempi bolognesi. Non ho portato con me la macchina fotografica, ho organizzato una cena con amici per ritrovarci dopo l'estate e per fare qui, nel centro della città, quella mangiata al mare che in tutta la vita forse non riusciremo mai a organizzare, perché siamo presi tutti dalle nostre giornate e dalle nostre abitudini. Quindi per me l'Osteria Bartolini è stata un po' questo ieri sera, la fuga in Romagna dell'estate con persone carine con cui in Romagna non sono mai stata. E dedicandomi solo a cibo e chiacchiere mi sono venute in mente alcune cose che dovete assolutamente sapere.

martedì 20 settembre 2016

Profumo di legno e balsamiche ricette: c'è Wood in via San Vitale

Wood, via San Vitale

E se stavamo pensando che in questo autunno ci avrebbe attaccato la noia, come il mal bianco fa con le ortensie, ecco, ci sbagliavamo. Sto parlando di robe di cibo, naturalmente. Di quelle notizie che io e voi condividiamo, rallegrandoci perché ci piace andare a mangiare ma ancor di più a curiosare, per capire come han fatto i tavoli, le sedie, quali piatti hanno scelto e anche le posate. Sarà senza tovaglia o con le tovagliette di carta? Avranno appeso delle piante? Ci saranno le palletmensoline o forse han preferito le cassettine? Avranno comprato tutto al mercatino o sarà intervenuto l'architetto? E il menu? Chissà quanti piatti ci sono e se si mangia qualcosa di vegetariano....
Perché ci piace, prima di tutto, fare supposizioni, immaginare, conversare attorno. E quasi quasi quando poi entriamo in un nuovo locale, il gioco si smorza. C'è però, ormai, un momento che secondo me appartiene a tutti noi fissati: ed è quell'attimo sospeso in cui entriamo in un locale e ci guardiamo attorno come se fossimo in un museo. I gestori non capiscono subito, credono che abbiamo sbagliato posto, nemmeno buongiorno/buonasera, sguardo perduto nell'infinito. Però ormai secondo me hanno inteso che ci stiamo ambientando e che stiamo con la mente comparando quel che vediamo con quel che avevamo immaginato. Ecco, di Wood io non avevo immaginato nulla. Perché è stata Bea che mi ci ha portata, facendomi una sorpresa. Mi ha mandato solo l'indirizzo e io giuro che in via San Vitale non ci sono passata. Così abbiamo dato inizio all'ottavo anno di pranzi insieme.

venerdì 16 settembre 2016

Rurale è il nuovo kmZero: siete pronti domani per la vendemmia urbana?

La vendemmia (foto pubblicata per la prima volta qui)

Tutto mi è iniziato a frullare in testa lo scorso anno, d'estate. Ero ancora a Pantelleria che mi godevo il mare e leggendo un quotidiano bolognese online mi è saltata all'occhio la pubblicità di un festival con un aggettivo che non leggevo da secoli, se non abbinato al nome di una banca delle nostre zone. Rurale è una parola davvero persa nel tempo, vero? Eppure diventerà il nuovo tormentone che troveremo associato a "eventi" di natura confusa (cibo, street art e campagna, ecco), sui menu di ristoranti improvvisati, spinto a forza tra promozione di corsi e deliri di foodblogger, un po' spaesato tra le pagine di riviste interior patinate. Vabbè, prendila così, non possiamo farne un dramma. Anzi, già da oggi possiamo essere rurali, anche solo per un giorno. Come fare? Non per forza comprandoci un trattore, non per forza diventando proprietari di un asino o una mucca, non per forza piantando patate quarantine o coltivando prugne zucchella. Alla fine basta partecipare e conoscere.

mercoledì 14 settembre 2016

Curiosando di qua e di là ecco ambienti nuovi in città. Che sanno di pizza e pescetti.


Osteria Bartolini e Cesenatico arriva in città

Scorsa settimana, girando in bicicletta per il centro, ho fatto qualche fermata strategica per saluti, sbirciatine, chiacchiere lunghe di quelle che poi alla fine ci scappa la notizia molto apranzo. Perché è un po' questo il segreto del giornalismo innamorato delle notizie, qualsiasi esse siano: perdere tempo, cambiare strada rispetto a quello che ci eravamo prefissi, chiacchierare, prendere un lungo caffè al bar e lasciare libero spazio alle occasioni. Non cadere mai nell'o stato d'animo che se siamo seduti su un divano stiamo perdendo tempo. Insomma, il verbo giusto è sempre il solito, bighellonare. E così ecco un po' di foto fatte a nuovi ambienti che apriranno presto in città.

giovedì 8 settembre 2016

Un angolo di street food siciliano e la modella che si ribella: ecco la Tumpulata

la mia modella, dopo tanti post e tanti panini si è ribellata

Molti dicono che Bologna è la "city of paninoteche" e che qui una rivoluzione gastronomica deve ancora arrivare. Lo ha dichiarato in specifico lo chef Marco Fadiga nei giorni in cui ha lasciato la sua città alla volta della Champagne. Lo potete constatare anche voi girando per le vie di questa città che, certamente, non vi lascerà mai senza qualcosa da sgranocchiare, ma in generale sarà un mordi e fuggi che però appagherà la vostra voglia di sperimentare un ambiente nuovo senza spendere troppo e imparando invece che un panino può essere composto in mille maniere. Al carnet de sandwiches che sta accanto al vostro computer, per appuntare tutto quel che ancora c'è da esplorare sotto le Due Torri, da oggi potete aggiungere La Tumpulata, una parola che arricchisce il vocabolario extra-bolognese e che sarebbe: "n'azziuni fatta cu la manu pi curpiri na pirsuna. Veni chiamata timpulata picchì veni dunata pi curpiri nta fazza, vicinu a la timpia". Sarà davvero uno schiaffone alle paninoteche stanco-felsinee?

martedì 6 settembre 2016

Fuga in Franciacorta tra ville patrizie, bollicine e tavole imbandite

sorseggiando un Franciacorta Brut Nature azienda Facchetti. Da qui è iniziato il mio percorso attraverso sei ville e quattro menu

Buongiorno! Vi scrive la blogger più stanziale del pianeta food. 
Colei che narra o di Bologna o della Romagna. E semmai del resto del mondo, quando fa un viaggio. 
Certamente so di essere, tra le appassionate di cibo in Italia, una di quelle che partecipa a meno "eventi" in assoluto, che dice sempre no  agli inviti delle aziende o delle manifestazioni, che continua a scavare qui, a chilometro zero. 
Però succede che qualche volta anche Bea abbia voglia di muoversi e sia tanto curiosa di conoscere geografie italiane mai solcate. E qui appiccicherei anche un piccolo post-it per spiegare, a voi che non avete un blog e non siete avezzi al mondo del presenzialismo foodie, come io, ad esempio, scelgo dove andare o non andare.
Regola n.1: quanto posso scoprire di veramente nuovo rispetto al percorso che sto facendo nella vita?
Regola n.2/: quanto queste persone che mi stanno invitando considerano quello che faccio un impegno serio?
Regola n.3 che dipende dalla 2: mi propongono un rimborso spese che significa - almeno- un treno, un pernottamento- a loro spese?
Regola n.4: oltre a tutto quello detto nella n.3 mi pagano per il lavoro che farò per loro o pensano sempre che noi food blogger viviamo felici e contente in cambio di una cena?

Detto questo vi racconto la mia fuga in Franciacorta venerdì scorso, invitata dal comune di Erbusco alla manifestazione Erbusco in Tavola, i cui guadagno vanno ogni anno in beneficienza. Valutate le quattro regole di cui sopra, ho pensato che ci sarei andata a Erbusco, dopo l'invito, perché sarebbe stato bello scoprire quella zona bolliciosa dell'Italia... sul campo, anzi in vigna. E poi raccontarvelo.