giovedì 24 aprile 2014

ÈVVIVA!… Mica tanto: il pranzo di Pasqua a Riccione, da Muccioli e Aliberti

bancone a ridosso della cucina in uno dei tre spazi per mangiare all'interno di ÈVVIVA a Riccione
E' passata anche Pasqua e io non vi ho fatto gli auguri e nemmeno vi ho detto: bentornati! Forse perché non è un vero andar via (almeno per me e almeno per ora), forse perché non è una vera festona, di quelle che se non fai gli auguri agli amici (e un po' anche ai famigliari) ti senti in colpa, sta di fatto che non ho osservato il galateo del ciaoatutti!/comestate?.
E poi c'è un altro buon motivo per non aver dimostrato slancio post-pasquale… è che non avrei mai voluto scrivere questo post. O almeno avrei voluto farlo tutta sorrisi e nessuna ombra, come piace a me che ho qualche problema con le critiche (effetto specchio?). E quindi sono riapparsa così, proprio martedì, per tracciare un decalogo di quelli che ci intrattengono un po' e che ci illustrano il mondo del business gastronomico oggi. E in cui il ristorante, o forse farei meglio a dire l'H24, dove sono stata domenica per il pranzo di Pasqua, si inserisce alla perfezione, con 6 regole su 10 spuntate. Ah, si chiama ÈVVIVA, è il nuovo ristorante di Andrea Muccioli e Franco Aliberti a Riccione, nella vecchia lavanderia del Grand Hotel (evocazione seducente) e la parte più importante, quella del cibo, mi ha appesantito l'ispirazione.

martedì 22 aprile 2014

I 10 comandamenti del gastrointerior: o c'hai la patina o sei fuori


tavolino retrò, divano in pelle consumato dal tempo, barattolo dei pelati "pelato" dall'etichetta e riciclato come posacenere o portafiori


Ve ne sarete accorti tutti, o almeno quelle e quelli che come me hanno la fissazione delle novità in fatto di ristorazione: c'è una specie di locale - sia esso sottoforma di caffetteria, trattoria, osteria, gelateria oppure caffè, ristorante e rosticceria - che va per la maggiore. Anzi - meglio dire- che è di tendenza, definizione che si scomoda quando ormai una cosa è diventata talmente ovvia, usata e cannibalizzata, che non offre più un briciolo di originalità. Né tantomeno quell'autenticità che era alla base della sua ispirazione. Progettare e arredare oggi un locale è una patologia che può essere curata solo con dosi massicce di muri sbrecciati, lampade industriali, divani di seconda mano, cassettine portaspezie, pallet assemblati, stoviglie spaiate e accessori semplici ma tanto evocativi. La nevrosi della patina del tempo ha alla base un conflitto irrisolto riguardante la sfera degli anni ottanta e novanta, probabilmente. Non v'è certezza di questa teoria, ma sta di fatto che attualmente, per aprire un posto nuovo, non si può prescindere da certe regole. E soprattutto dall'andare a rovistare in cantina o nei mercatini. E quindi, se state per fare il vostro grandioso debutto nel mondo della gastronomia, o seguite i 10 comandamenti dell'interiorista contemporaneo, o siete fuori dai giochi. Se poi ne volete fare di nuovi e più divertenti, di giochi, che ci regalino ancora un po' di genuina sorpresa, allora stralciatene almeno 5 di quelli stilati. E aggiungetene 5 assolutamente inediti. Che ci facciano sentire in luoghi sinceri, mossi dal cuore e dalla vera ricerca di chi, uno stile, lo pratica intimamente. Sperando che il tanto sbandierato "ri-uso" sia un'abitudine anche esistenziale. E mi vengono in mente due locali guru nella filosofia del design recuperato (in tempi non sospetti): innanzitutto il Clandestino di Faenza e poi il Fram di Bologna, rispettivamente guidati da due avanguardiste come Morena e Elena. Che meritano una visita accurata.

venerdì 18 aprile 2014

La rivoluzione mastica: in arrivo a Bologna (ancora) birra, gelato e piadina romagnola

il café de Paris in piazza del Francia, davanti a palazzo Pepoli e al confine con via de' Toschi e piazza Minghetti, le zone dove stanno arrivando alcune novità

Non servono gruppi di potere, in questo momento storico, per guidare la rivoluzione gastronomica bolognese. Coop e Ausl, nelle nozze celebrate con l'abbraccio del comune e della confcommercio, hanno aggiunto solo un piccolo tassello al puzzle generale che, giorno dopo giorno, sta costruendo la nuova e brillante Bologna. Quella da vendere al turista. Sono infatti i cittadini in prima linea. Ognuno col suo viaggio, ognuno diverso, ognuno in fondo perso dentro i "fatti" suoi e con una vita spericolata all'orizzonte, se si pensa a tutti i cavilli burocratici che si troveranno ad affrontare, una volta che avranno girato la chiave di un negozio, per avviarlo. Mi piacerebbe riunire in un grande incontro tutti gli imprenditori indipendenti che hanno fatto ripartire la città. Che hanno già, da qualche anno, pensato di aprire qualcosa, per far girare soprattutto la propria vita, magari ferma al casello, con le sbarre abbassate da tempo. O che hanno creduto, presi anche dalla disperata visione del futuro, di iniziare un'attività per i figli, "perché chissà cosa faranno". L'uso della stra-citata strofa di Vasco non è a caso, perché proprio in questi giorni si chiude un capitolo importante della storia del costume bolognese. E, a pensarci bene, vorrei sapere cos'ha sbagliato il gestore del Roxy Bar, per abbassare le serrande proprio in un momento come questo in cui aprire un bar, un'osteria, una gelateria, una pescheria, sono mosse vincenti. Sono la "possibilità". Poi rifletto e arrivo alla conclusione che forse un tempo si aprivano meno posti ma ci volevano anche meno conoscenze in materia. Si potevano anche fare cose furbe e le attività duravano decenni. Adesso, invece, l'apertura di un posto necessita di conoscenza, studio, informazione continua. Perché, come dicevo qualche giorno fa, c'è più conoscenza, si ha più gusto, occhio per lo stile. Non si può improvvisare. La tv satellitare (e anche un nuovo modo di viaggiare dei bolognesi che non hanno più come uniche mete le Seychelles e Cortina), ha cresciuto degli esperti che guardano, provano, giudicano. E ritengono appunto - tanti cittadini, me compresa- che il Mercato di Mezzo sia stata una scommessa persa. Almeno dal punto di vista dell'atmosfera, della capacità evocativa, del compromesso tra mercato e contemporaneo. Una proposta non tanto per i bolognesi, pare a molti, quanto per i turisti. E un tassello che si incastra nel resto del puzzle, perché ormai, dopo via Orefici (in cui succederanno presto altre cose),  ci sono altre vie che stanno per essere prese d'assalto. Il quadrilatero è quasi al completo ed ecco un po' di nuovo che avanza.

mercoledì 16 aprile 2014

Il pranzo della domenica: fischioni e tegamaccio al Bagnocavallino

tegamaccio del Cavallino… hiiiiii

Vi fidate delle pubblicità su facebook? La domanda vi è posta perché io, proprio domenica, mi sono lasciata sedurre da un "post consigliato sponsorizzato" che da qualche giorno girava sulla mia bacheca. Posso anche immaginare il perché. Non ci vuol molto a capire che mi interesso di cibo dando un'occhiata a quel che seguo e che io stessa posto ed è chiaro che mi arrivino consigli del genere. Che solitamente non ricordo nemmeno perché sono prevenuta in partenza. Però già sabato, con questo Bagnocavallino, mi era passato un pensiero stupendo in testa, ovvero quello di seguire la curiosità stimolata da un nome carino e dal fatto che fosse un bagno a Lido di Savio e che sulla pagina fb ci fossero notizie invitanti sul menu. Domenica poi, era un giorno da "mare mare qui non viene mai nessuno a trascinarmi via" e quindi con l'Adorabile abbiamo convenuto che fosse il giorno perfetto per una gita fuori città, senza correr troppo, arrivando anche un po' lunghi… se fosse stato chiuso c'era comunque il chioschetto delle piadine di riserva. Lungo la strada ne avevamo incontrati ben tre.

lunedì 14 aprile 2014

Le 10 gastro-mete bolognesi più conosciute dai turisti: Caffè Zanarini

un pranzo da Zanarini

Venerdì è cominciato l'Anno Zero a Bologna. Con il primo giorno di apertura ufficiale del Mercato di Mezzo nel quadrilatero, aka il cuore commerciale della Grassa (e Dotta) è iniziata l'operazione "Benvenuti a Bologna", che la nostra istituzione dedicata al turismo nutrirà, curerà, farà crescere, con l'intento di attirare viaggiatori all'ombra delle Due Torri, affascinandoli con la pagina della gastronomia, mai scritta così bene come negli ultimi anni. Non uso "attirare" con ironia, ma nel suo più puro significato che città come Firenze o Roma conoscono bene e da tanti anni, avendo curato il turismo con devozione. Se i due centri nevralgici delle vacanze italiane sono quelli, come riportato da varie classifiche che si possono consultare in giro per la rete, soprattutto quelle realizzate sulla base della notorietà misurate dalle recensioni e inserimento dati nelle guide partecipative, il motivo è il feedback dei turisti. Più visite, più raccomandazioni. Bologna è stata a lungo il fanalino di coda, recentemente c'è stata una ripresa conseguente alla rivoluzione urbanistica che ha incentivato lo spirito imprenditoriale di carattere gastronomico, ma adesso, da venerdì, è pronta per un nuovo grande lancio. Almeno per quel che riguarda le sue ricchezze e bellezze mangerecce ora più strutturate e cattedralizzate (e autogrillizzate dice qualcuno).  Per celebrare questo momento di passaggio, io e Bea abbiamo deciso di fare il nostro debutto nella Bologna turistica. Di provare 10 delle gastro-mete più conosciute dai visitatori che seguono i consigli generalisti e ben poco curiosi, ancora divulgati da molte guide. O che cedono alla bellezza di un luogo e scelgono, di conseguenza, il ristorante  il caffè o la trattoria che lì abita. Appuntamento alle 13,40 al Caffè Zanarini, per un pranzo sotto l'ombrellone. E se avete voglia, vi chiedo di dirci qual è per voi, un monumento gastronomico del turismo tradizionale locale, da testare assolutamente.

giovedì 10 aprile 2014

Mercato di Mezzo grande apertura: pesce fritto, pane, salumi, birre e colombe

la pizzeria di Eataly al primo piano che si raggiunge sia con la scala che con l'ascensore panoramico
Abbiamo infine, il Mercato di Mezzo. Tra un paio d'ore ci sarà anche il grande party d'inaugurazione e allora sì, quella frase che ho sentito pronunciare per strada in via Pescherie Vecchie questa mattina, lì dai grottini dei fruttaeverdura, sarà amplificata, portata via dal vento, domani - chissà- pioverà. Quella frase così abituale a Bologna, che racconta di come certi tempi siano ancora lì, per ricordarci chi siamo. "Che confusione che c'è, non se ne può già più". Così ho sentito dire. E questa osservazione-lamentela, ci ricorda appunto che i bolognesi sono quelli che il turismo l'hanno per decenni lasciato agli altri, perché loro, tutto quel casino lì come a Firenze, mica lo volevano. Ed era una cosa di giunta, di commercio, di politica, di sociale. Perché il bolognese è un po' come Ciccio sotto l'albero col forcone vicino, mentre Nonna Papera sta a fare torte tutto il dì. Lavora, ok, ma poi si prende i suoi spazi e guai chi glieli tocca. Poi è arrivata la crisi e contemporaneamente l'idea di una carestia violenta ha acceso i cuori e i forni del popolo italiano che si è trasformato in gastrofissato, nutrito e sedato da programmi tv, da format di cibo declinati in ogni campo del sapere e dell'esistere. E allora Bologna la bella addormentata si è svegliata e si è accorta che aveva mercati, strade e negozi indecenti e che invece era arrivato il tempo di cavalcare l'onda e di riportare in vita l'unica vera risorsa che una città come questa può avere: la gastronomia. E poi il turismo. Perché dai grandi progetti culturali non s'è mai sentita molto attizzata. E così al termine della terapia, lunga, travagliata, alla fine amata, è rinato oggi il Mercato di Mezzo. Che è un gran bel recupero architettonico e un progetto di design-arredamento un po' più scarso. Un po' freddo e impersonale, fascino da Sigep, con tutte quelle seggiole Kartell che forse andavano ricollocate e riqualificate anche loro. La Coop ha speso oltre 5 milioni di euro e ci ha restituito un luogo del convivio che, è vero, ci mancava. E che per un mese sarà impossibile da frequentare, ma ce ne faremo una ragione. Come impareremo a vedere quanto cambiano le creature dello shopping nelle nostre strade, non più cariche di shopper da boutique, bensì piene di borse e borsone con salami, panini, colombe, fritture. Ben arrivate gastrovictims!
Da domattina alle 9 avrete un nuovo posto di ritrovo: il Mercato di Mezzo con ingresso da via Pescherie Vecchie e via Clavature (magari ricordiamo che lì vicino c'è un'altra bellissima cattedrale del culto - niente mortadelle però- e dell'arte da ammirare, quella di Santa Maria della Vita con dentro il Compianto di Niccolò dell'Arca) sarà aperto a tutti fino alle 24 per scorpacciate di dolci (Gino Fabbri e Granarolo), succhi e insalate (Agribologna), pane e cracker e dolci (Forno Calzolari), piatti espressi e degustazioni dei prodotti Fior Fiore della Coop nel punto De Gusto Coop (finalmente avremo l'APERICOOP che un po' ne sentivamo il bisogno), vini (con le oltre 50 etichette dell'Enoteca Regionale), assaggi di carne (Zivieri), salumi (grandi salumifici italiani), birra (Baladin…che ha fatto uno spazio sotterraneo molto carino tipo boudoir del boccale), il pesce (con la pescheria del Pavaglione che qui può fare anche fritti e cotture). Dalla colazione alla cena in 730 metri quadrati.

mercoledì 9 aprile 2014

Il pranzo della domenica (ultimominuto): Sfoglia Rina a Casalecchio

da Sfoglia Rina si mangia dentro e fuori e domenica scorsa si stava in maglietta

Questo è un pranzo della domenica scoperto come tale in una - appunto- domenica in cui si poteva far tutto tranne che quello. Perché la famiglia in questione, io e l'Adorabile, si è svegliata tardissimo, se l'è presa ancor più comoda e inizialmente ha pensato davvero che prenotare all'ultimo minuto in un agriturismo o affini, potesse dare esito positivo. Naif che sei Bea. Sognatrice. Non va proprio così. Perché insomma, domenica scorsa chiunque aveva desiderato già dal sabato, di trovarsi l'indomani seduto a un tavolo sotto una veranda, con vista campo e passeggiata finale inclusa. Pure io, l'ammetto. Ma non avevo fatto nulla, deciso nulla, prenotato nulla, pure. Però il colpo di fortuna a volte c'è. Soprattutto quando c'è un sacco della memoria che contiene anni e anni di pranzi. E così ecco l'idea, dopo aver frugato tra queste pagine: ma da quant'è che non andiamo da Sfoglia Rina?